Un quartiere pieno di vita, di storie e culture differenti quello dove sorge la Scuola Holden di Torino, in via Borgo Dora: la cornice ideale per ospitare un progetto come ARIA, così ricco di sfumature.

ARIA è un centro d’ascolto del Comune di Torino, un servizio offerto in modo gratuito in via Giolitti 40/b rivolto a ragazze e ragazzi dai 14 ai 21: un luogo speciale di riflessione e di confronto che si pone l’obiettivo di affrontare quelle crisi e difficoltà che si incontrano normalmente in fase di crescita beneficiando dell’ascolto di un adulto estraneo alla famiglia. Una persona in grado di offrire sostegno nella riflessione e nella chiarificazione su di sé. Un aiuto che vuole promuovere prima di tutto la ricerca delle proprie risorse, interne ed esterne (nel proprio ambiente e nella propria famiglia) fondamentali per muoversi nella vita, per capire sé stessi e gli altri, per scegliere una rete di relazioni alla quale potersi affidare.

Aria di Autonomie: il convegno

Durante il Convegno annuale del progetto Aria “Aria di Autonomie – tra soggettività, occasioni e paure” si è posto subito l’accento sulla scelta della parola Autonomie – al plurale. Una scelta assolutamente non casuale, perché la ricerca e la scelta di una strategia legata alla propria autonomia personale non è mai semplice, unica, non si trova scritta in nessun manuale ma deriva da un lavoro personale di riflessione e di messa in gioco.

Entriamo allora nel General Store della Scuola Holden, un luogo molto affascinante: una via di mezzo tra un’aula magna post-industriale, la location di un film fantascientifico, un gigantesco loft, un teatro disegnato da menti brillanti.

Il General Store ha tante nature, proprio come le idee che durante la giornata affollano la sala. Proprio come le emozioni che si intrecciano alle parole, dal palco agli spalti, una cosa che salta subito all’occhio è l’assoluta mancanza di gradini e dislivelli tra chi partecipa al convegno: professioniste e professionisti, ragazze e ragazzi, genitori, studenti, il dialogo è continuo e serrato, le differenze sono un ulteriore stimolo al dialogo e alla riflessione, non un motivo per chiudere le porte della creatività.

L’intervento di Alberto Pellai

Autonomia e resilienza, il giusto intreccio per sviluppare una fondamentale capacità, quella di adattamento. Questa capacità ci permette di affrontare l’ignoto.

Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, stimola il dialogo con il suo intervento: “Come autonomia e responsabilità crescono nella mente di chi sta crescendo”.

Il cervello è come una casa a tre piani. Cosa succede quando si diventa preadolescenti? Riflettiamo sulle relazioni e le esperienze. Sono proprio le relazioni a modellare ciò che siamo e possiamo essere.

Il piano terra della nostra casa-cervello è quello deputato alla sopravvivenza, nel primo piano risiede il cervello emotivo con le sue emozioni primarie. Nel secondo piano ha sede il pensiero cognitivo dove risiede la capacità di produrre pensiero.

Cosa dobbiamo fare per rendere autonomi i nostri figli? Ricordiamo che non c’è una via univoca. Fondamentale è riuscire a stare nella relazione.

Bisognerebbe adottare quella giusta oscillazione tra la dimensione della paura e della sorpresa, quell’incredibile motore che ci spinge verso l’ignoto.

Quella spinta ci dice di andare a prendere quel pezzetto di te che ancora non conosci e conservarlo in te.

Autonomia: un allenamento che si apprende dagli errori. L’autonomia si conquista per sé e per gli altri, non ha a che vedere con una modalità antagonistica ma cooperativa. Sentire di appartenere ad una squadra.

L’intervento di Paola Isabello, psicologa e psicoterapeuta 

L’autonomia è un percorso che dura tutta la vita. È un percorso che si fa in due. È un percorso di differenziazione dall’altro. Ciò che possiamo fare è rispettare ragazze e ragazzi nelle loro differenze.
I giovani hanno il diritto di chiedere ai loro genitori uno spazio di autonomia per parlare con dei professionisti. Il progetto Aria è proprio questo, uno spazio prima di tutto libero. Il ruolo dell’adulto è stare a fianco, come farebbe un compagno di viaggio: rassicurare ragazze e ragazzi, ma lasciando la libertà di fare e scegliere.
L’adulto è un’impalcatura che poi al momento giusto deve sapersi staccare.
 
Sono moltissimi gli stimoli che hanno attraversato lo spazio e le menti presenti al convegno, sia al mattino che al pomeriggio, quando è arrivato il momento per i giovani di salire sul palco e di condividere idee, passioni, paure.
 

Autonomie: esperienza e relazione

 
Esperienza e relazione: queste le parole chiave su cui si è focalizzata l’attenzione. Perché in fondo l’autonomia è proprio questo, un tentativo di realizzare la propria identità. E questo è davvero un percorso che dura tutta la vita.
Lavorare sul blocco emotivo è molto importante quando si parla di cambiamenti e di progetti futuri. Perché si può desiderare e, al tempo stesso, aver paura dell’autonomia. Il blocco fa paura ma è in realtà un’occasione per fermarsi e ricorstruire.

Rischio e limite

Non possiamo diventare completamente indipendenti.
Dunque è proprio così, ma possiamo lavorare sull’autonomia, scegliendo consapevolmente di correre dei rischi, accogliendo i limiti, accogliendo le nostre paure.
 
L’autonomia è quella capacità di costruire delle relazioni che non siano prevaricanti e che non prevarichino. Ciò significa saper gestire il conflitto, credere e sostenere le proprie idee e il nostro pensiero sul mondo.
 
Qual è l’obiettivo che dovremmo porci tutte e tutti, come comunità?
 
Creare una società educante che sia sempre meno frammentata, ricca di opportunità e occasioni di incontro, priva di barriere.
E Aria è proprio questo: una palestra sociale.