Video pillola lancio del tema mancanza a cura della nostra psicoterapeuta Elisa Ceravolo

Cosa ci manca di più? Ci stupisce la risposta?

Qualcuno si è trovato a sentire la mancanza di cose che prima non considerava fondamentali?

E come si sta nella mancanza? Quali emozioni suscita e come si affrontano?

Domande tutt’altro che semplici, ma secondo noi necessarie in questo periodo, per far sì che dalla quarantena si possa trarre qualcosa di positivo, imparare qualcosa di noi per riprogettare il proprio futuro.

E allora…

Per facilitare le riflessioni su questo tema da parte dei ragazzi abbiamo pensato di creare il Quaderno della mancanza

Che tu sia giovane o meno giovane, scaricalo e prova a compilarlo…e se ti va mandacelo privatamente alla mail kickthequarantine@gmail.com o condividilo sulle nostre pagine social Facebook e Instagram per ricevere un rimando dalla nostra equipe di psicoterapeute.


Buon lavoro!

Mancanza ontogenetica dell’uomo

L’uomo, a differenza degli altri animali perfettamente concepiti, è l’unico mammifero a venire al mondo in modo imperfetto, ossia incompleto: il suo sviluppo cerebrale infatti non è ancora del tutto sviluppato al momento della nascita e termina solo con l’età adulta.

L’individuo nasce con una mancanza, un difetto specie specifico che lo rende incapace di stare al mondo in modo indipendente

Questo tassello mancante crea però un rapporto del tutto speciale tra l’uomo e il suo ambiente. Egli nascendo incompleto infatti necessita di un ambiente in cui svilupparsi ed evolvere, ed è proprio attraverso lo scambio e il porsi in relazione con esso che la persona si forma e matura. 

L’essere umano da sempre quindi si confronta con una sensazione di mancanza, legata alla propria finitezza e caducità. Filosofi, teologi, artisti e probabilmente ogni uomo che ha calpestato questa terra si è posto domande a riguardo, su di sé e sulle origini misteriose del tutto.

La psicoanalisi

La rivoluzione psicoanalitica ha contribuito a puntare i riflettori sugli eventi interni all’uomo e anche in questo caso la mancanza emerge come fondamento al funzionamento psichico. La pulsione freudiana in fondo è un’energia vitale che nasce come propensione a soddisfare un bisogno, una mancanza per lo più inconscia (Freud,1905). L’evoluzione di tale pensiero spinge a definire il desiderio, anche conscio, costituito da un senso di mancanza (Recalcati, 2015). La mancanza può essere, dunque, vista come l’istanza da cui proviene l’energia dell’agire umano. Esiste pertanto una mancanza ontologica, tipica della nostra condizione mortale, affiancata da alcune legate alla storia personale e al momento attuale.

La pandemia

La pandemia ha improvvisamente rivoluzionato la vita di tutti a partire dalla quotidianità e dalle abitudini che la scandivano, cambiando improvvisamente molte di quelle azioni consuete, al momento impossibili. La mancanza di queste rappresenta la perdita del senso di sicurezza necessario all’essere umano (Bowlby), la routine che talvolta allungava ombre di noia sulle singolarità era una struttura portante del senso di sicurezza e prevedibilità del mondo circostante che ci illude di controllo sul mondo e ci allontana dall’impotenza.

Mancano anche i gesti piacevoli, piccole felicità della vita quotidiana, minuscoli pezzetti di presenza che nutrono l’esistenza. Tutti questi continuano a essere presenti dentro di noi come speranza e desiderio del futuro.

Esistono mancanze non colmabili, perdite di esperienze, legami, oggetti e persone che la pandemia ha trascinato con sè e che non torneranno: la gita, la festa di compleanno, la malattia di una persona cara. Purtroppo queste cose non sono recuperabili e questo fa male.

Le reazioni dopo un iniziale shock possono virare sul rifiuto, su un’enorme rabbia per ciò che il destino ha negato per orientarsi poi sulla paura o depressione e infine sentire una profonda tristezza. Queste sono le prime fasi della perdita che sono indispensabili, se pur dolorose, nel processo di elaborazione del lutto.

Occorre attraversare la profondità delle emozioni negative, riconoscerle, darle un nome e una legittimità di esistenza per poter accedere alla rassegnazione e poi all’accettazione di ciò che è avvenuto. 

La nostra risposta ai ragazzi

Video pillola conclusiva a seguito dei contributi arrivati dai ragazzi