ilmioviaggioattraversoktq

di Elena Cofano

ilmioviaggioattraversoktq

KickTheQuarantine è un progetto nato in pieno lockdown dove era chiara la sensazione di allarme e emergenza generalizzato.

Un evento improvviso e minaccioso ha interrotto il fluire delle esistenze dei singoli, delle famiglie, di una comunità, di un paese…

Dopo un iniziale senso di smarrimento molti si sono interrogati su come essere utili in questa situazione strana e extra-ordinaria.

Noi siamo psicologhe e psicoterapeute specializzate nell’età giovanile e adolescenziale e ci è apparso naturale pensare a come poter essere utili alla comunità e in particolare a coloro di cui di solito ci prendiamo cura: i ragazzi.

E’ parso naturale raggiungerli attraverso un mezzo a loro famigliare: i social, ma abbastanza ostico per noi.

Ci occorreva dunque l’aiuto di esperti, che ci guidassero in un mondo poco conosciuto e in questa avventura e così abbiamo scelto Volonwrite, professionisti del settore di cui ci fidiamo.

L’obiettivo era di comunicare con i ragazzi, intercettare eventuali malesseri ma primariamente offrire spunti di riflessione volti a dare un significato, un senso e un ordine a un evento sconvolgente, che come tale getta momentaneamente le persone nell’incertezza.

Professionalmente sappiamo che ciò che diviene incomprensibile e incontrollabile aumenta le reazioni di stress e angoscia.

Uno dei modi per prevenire malesseri a lungo tempo è accogliere le emozioni negative, accettarle, inserirle in una storia, in questo caso che riguarda il singolo ma anche il mondo intero.

A posteriori forse KickTheQuarantine è stata un’avventura in territori inesplorati sia per il mezzo utilizzato che per ciò che si sarebbe incontrato, in fondo noi stesse ci trovavamo a affrontare una situazione senza precedenti.

Il viaggio è stato composto principalmente da 7 tappe e abbiamo scelto come partenza del nostro viaggio la casa, come luogo fisico poichè da un giorno all’altro tutti abbiamo visto ridurre il nostro spazio vitale all’interno delle sue mura, ma anche come spazio interno, sensazione di sicurezza e familiarità in cui ciascuno può rifugiarsi all’occorrenza.

Abbiamo in seguito virato per le acque delle mancanze poiché, come risuonava in noi la sensazione di aver perduto delle occasioni, delle esperienze, delle persone, forse anche per i ragazzi poteva essere utile esprimere o riflettere su cosa stava loro mancando in quel periodo, su cosa solo momentaneamente e su cosa invece per sempre.

Il viaggio è proseguito poi nelle relazioni, necessariamente modificate da vicinanze e lontananze fisiche ma non per forza legate alla percezione affettiva. Le relazioni d’amore hanno avuto un focus più approfondito, evidenziando come molte siano andate in crisi  gettando un’ombra ancora più scura in molti cuori, ma mostrando ad altri la possibilità di stare bene anche da soli.

La situazione è nuovamente mutata sotto il nome di Fase 2, in cui era consentito uscire muniti di mascherine ed è tornata la possibilità di incontrare i congiunti, pur rimanendo come grandi esclusi gli amici. E’ emerso come in molti abbiano provato un iniziale disagio e poi un adattamento alla nuova condizione, altri hanno invece sperimentato una sensazione positiva, quasi di libertà. E’ stato importante riflettere su come in generale ciascuno, per indole e storia personale tende a vivere i cambiamenti e come in particolare è stato questo.

Ci siamo poste il problema di come per alcuni un malessere forse antecedente si sia amplificato o nel lockdown o in seguito e come anche queste sensazioni avessero il diritto di entrare nella storia delle persone come una manifestazione di qualcosa da affrontare, un lato sofferente con cui confrontarsi.

Abbiamo infine deciso di volgere il nostro sguardo verso il futuro. Il Covid ha avuto tra le varie conseguenze la rottura del fluire del tempo individuale e collettivo, soprattutto nella dimensione del futuro divenuto per un po’ nebuloso e oscuro. Sembrava dunque necessario esplorare come questa dimensione si stava ritrasformando, rimodellando per sé e per il mondo.

KickTheQuarantine è nato come un progetto per accompagnare i ragazzi in un viaggio attraverso le loro emozioni e riflessioni ma la mia percezione è stata di vivere con loro questo viaggio, in fondo si era compagni su una stessa barca, pur con competenze e punti di vista diversi.

Uno degli obiettivi era non far sentire soli i ragazzi di fronte a un evento troppo grande per essere affrontato in solitudine, effetto sicuramente sperimentato personalmente. La dimensione di gruppo di lavoro in cui ci siamo mosse, ha stimolato riflessioni ampie, sotto sfaccettature, angolazioni molteplici e complesse che spero siano arrivate ai ragazzi ma anche ai molti adulti che hanno seguito il progetto.

Riflettere su se stessi e su ciò che accade, comprendere ciò che occorre accettare e cosa invece è in nostro potere cambiare, se lo vogliamo, è importante in ogni momento della vita, ma è nella crisi che diviene fondamentale essere consapevoli di se, dei limiti e delle risorse proprie e altrui.

Spero che questo progetto abbia aiutato altri a mettere meglio a fuoco alcuni aspetti della propria vita, così come è stato per me.