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Sospesi sul futuro, l’intervento di Alberto Pellai

Sospesi sul futuro: cosa significa sostenere l’autonomia e vincere le sfide evolutive per gli adolescenti del terzo millennio.

Alberto Pellai – Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli Studi di Milano

Le domande degli adolescenti e la posizione dell’adulto

L’adolescente vive il suo percorso progressivo verso la conquista dell’autonomia come uno spazio della crescita dove deve fare grandi scelte, sa che la strada del suo futuro passa di lì e sa anche che lui sarà il protagonista assoluto di quel futuro. Non va trascurato che l’etimologia della parola autonomia contiene il riferimento al concetto di legge e al concetto di “se stesso”, prevedendo perciò che la sua conquista, porti alla capacità di definire una propria regola di vita, senza ingerenze e inferenze dall’esterno.


L’adolescente si trova in un momento “ponte” della sua storia di vita, che lo vede intento a lavorare intorno alla persona che diventerà e mentre il ragazzo si sta domandando “Chi sono?” e “Chi voglio essere?” gli adulti che gli sono vicini cercano di accompagnarlo e di sostenere il suo percorso di individuazione con molti differenti modi di stargli accanto.


C’è l’adulto ansioso, che tende a prevenire ogni genere di errore, timoroso che ogni tipologia di sbaglio, in questa fase della vita, possa rappresentare un fallimento capace di mandare per aria tutto il progetto di vita.
C’è l’adulto che tende a sostituirsi in tutto e per tutto all’adolescente. Così invece di sostenere lo sviluppo di autonomia, tarpa le ali a chi sta sperimentandosi nella prime prove di volo.
C’è infine l’adulto poco coinvolto che smette di presidiare il territorio della crescita, convinto che l’autonomia è uno spazio di totale autogestione, condizione che fa pensare all’adolescente che la sua crescita possa avvenire senza un lavoro di negoziazione e di comunicazione intensa e partecipata con il mondo adulto di riferimento.

Il futuro come minaccia

Lavorando con gli adolescenti, oggi si resta molto colpiti dal livello di ansia con cui si muovono nel loro percorso di crescita.
L’ansia è un’emozione anticipatoria che si manifesta nei confronti di qualcosa che ancora non si conosce. L’ansia è un’emozione naturale, che può diventare problematica quando eccede in intensità e al soggetto che la prova manca la capacità di saperla o poterla regolare. Una persona, e a maggior ragione l’adolescente che ancora può non avere messo a punto buoni meccanismi di regolazione emotiva, di fronte ad un’emozione così intensa può trovarsi in tre diverse “posizioni”:
1) esserne travolto
2) evitare di sentirla, e perciò negarla
3) condividerla con un adulto che lo può aiutare a regolarla all’interno della relazione.
L’adulto compare in questo frangente con il ruolo di “ansiolitico” e di sostenitore verso un percorso dal risultato incerto, nel quale è possibile inserire anche la possibilità di un fallimento temporaneo che non implica però l’impossibilità di riuscire a conquistare il proprio posto nel mondo. Ecco che fa il suo ingresso sulla scena un adulto che deve essere in grado di funzionare come validatore e regolatore emotivo.

La relazione tra giovani e adulti

Ma molte volte gli adulti a fianco degli adolescenti presentano essi stessi una fatica notevole a regolare le emozioni che vengono associate e proiettate sulle scelte che riguardano il futuro dei loro figli o studenti. Mai come ora, gli adulti sembrano incerti e indecisi, sempre ad interrogarsi su cosa è meglio per un ragazzo, su come dovrebbero sostenerlo, sempre alla ricerca di un consiglio educativo. Vulnerabilità e fragilità, scarsa autoefficacia e modesta percezione del proprio ruolo: queste che dovrebbe essere, almeno in parte, caratteristiche che connotano il vissuto dell’adolescente, sono sempre più spesso presenti nel mondo interno del genitore.

Ma cosa spaventa così tanto oggi rispetto al passato? Perché tanta vulnerabilità in chi cresce e in chi accompagna la crescita?
Una prima risposta può stare nella cambiata visione del futuro che oggi viene resa accessibile a giovani e vecchi, senza distinzione, considerato che tale aspetto non costituisce più un dato generazionale, ma è addirittura epocale. Lo scrive bene Umberto Galimberti quando afferma, in relazione agli adolescenti:
“Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa. Il presente diventa un assoluto da vivere con la massima intensità, non perché questa intensità procuri gioia, ma perché promette di seppellire l’angoscia che fa la sua comparsa ogni volta che il paesaggio assume i contorni del deserto di senso. Siamo passati dal futuro come promessa al futuro come minaccia”.

Crescere nel “QUI ED ORA”

Per la prima volta si cresce in una prospettiva in cui il futuro spaventa e non è più contenitore ed elaboratore di istanze di crescita. In questa prospettiva, cioè se la percezione del futuro è troppo… ansiogena o priva di orizzonti di senso, il rischio che si corre è quello di innescare un corto circuito che limita al “qui ed ora” sia il progetto educativo che il progetto di vita, facendo perdere ad entrambi la capacità di essere strumenti per guardare, scoprire e progettare qualcosa che può essere costruito e verificato soltanto a medio e lungo termine.
Sono tanti gli adolescenti che travolti da una strana abulia si domandano per quale motivo dovrebbero impegnarsi a progettare un futuro quando a mala pena risulta a loro possibile stare dentro all’oggi.
E, poi, perché pensare ad un futuro che richiede impegno e fatica quando tutto, nel qui ed ora, li spinge ad aderire al paradigma: “vivi nell’istante e se vuoi essere felice impara ad essere eccitato”.

Scrive a tale proposito Mary Pipher:

“La pubblicità ci insegna che il dolore può essere affrontato acquistando e consumando. Si possono guadagnare dei bei soldi creando bisogni per poi convincere i consumatori che si tratta di cose indispensabili, persino di diritti irrinunciabili. Ci insegnano a comperare. Ci incoraggiano a pensare che se è piacevole allora è giusto. E ci viene detto “Non preoccuparti, spendi”. Come società abbiamo sviluppato una mentalità del “mi fa sentire bene”. Idealmente dovremmo offrire ai nostri figli nuove definizioni dell’essere adulti che vanno oltre l’essere abbastanza grandi da consumare sostanze pericolose, fare sesso e spendere denaro”.

Le parole di Mary Pipher sottolineano in modo molto concreto le contraddizioni che sperimenta un adolescente quando pensando al proprio futuro dovrebbe percorrere strade in salita, piastrellate da parole come impegno, fatica e desiderio, ma allo stesso tempo la seduzione di una felicità facile e disimpegnata, a portata di mano viene proposta come meta raggiungibile e proponibile per tutti quelli che la vogliono… basta andare a comperarla.

I modelli di ruolo

Ecco, allora che diviene necessario un “cambio di paradigma” rispetto a molti dei valori ritenuti vincenti e l’adulto deve sostenere un ruolo educativo che prova a ipotizzare con chi sta crescendo che la fatica stessa potrebbe essere attraente e significativa, quando incarnata in un solido e vitale progetto di vita. Affinché questo funzioni occorre che l’adolescente si trovi non astrattamente di fronte ad una proposta raccontata su carta ma venga a contatto con uomini e donne che sappiano incarnare col senso stesso della propria vita quell’idea di fatica, di successo e di percorso che la cultura popolare e i suoi punti di riferimento troppe volte non gli hanno reso accessibile.

Interessante è notare come è enormemente cambiato lo scenario delle professioni e dei ruoli sociali cui un ragazzo e una ragazza sognano di poter aspirare una volta entrati nell’adultità. I “miti” che saturano la cultura condivisa dal gruppo entrano e saturano anche l’immaginario collettivo relativo a chi si vorrebbe essere e diventare. In moltissimi casi si tratta di aspirazioni e fantasia non supportate da alcuna fatica vera, da alcun talento, da alcuna esperienza sul campo. Proprio come nel film di Gabriele Muccino Ricordati di me, si assiste a centinaia di ragazzi e ragazze che si mettono in coda per partecipare a casting in cui solo uno sarà il prescelto e quando finalmente arriva il proprio turno, alla domanda “Tu cosa sai fare veramente bene?” provano a rispondere “niente veramente bene, ma tutto abbastanza”. Si ha la percezione che non ci sia più l’intuizione del percorso necessario per pervenire al successo e alla realizzazione di sé.

Ritengo che un’educazione che stimola l’autonomia in adolescenza si debba concentrare su aspetti cruciali quali:

a) l’importanza della cooperazione rispetto all’eccessivo valore dato alla competizione e all’agonismo.
b) l’importanza che le LIFE SKILLS hanno per determinare il futuro successo di una persona, elemento che può ben essere testimoniato dagli adulti che si avvicinano come modelli di ruolo agli adolescenti. Troppe volte il successo accademico è valutato e “performato” in termini di QI (quoziente intellettivo) e prestazione cognitiva, mentre alla base del successo personale di un adolescente che diventa uomo ci sono competenze che esulano dalla sola esperienza accademica.

In un contesto socio-culturale sempre più liquido, per dirla alla Baumann, la presenza di adulti appassionati che fungono da “tutor per la crescita” ma anche da testimoni capaci di mettersi al servizio del futuro di chi sta crescendo appare una risorsa che può davvero “fare la differenza” e che può aiutare a progettare un futuro migliore. Gli adolescenti hanno bisogno, così come tutti noi, di protezione ed esplorazione, di radici e di ali. Il rischio nello sbilanciare troppo una dimensione rispetto all’altra è di non farli crescere oppure di farli crescere troppo in fretta.

Laddove le famiglie sembrano sempre più fragili e ruolo materno e ruolo paterno risultano confusi e scarsamente definiti, è l’intera comunità che si deve fare carico di chi sta crescendo al suo interno e prenderà in mano il testimone negli anni a venire, seguendo il principio presente all’interno del proverbio africano “per crescere un bambino ci vuole un villaggio”. Quel villaggio è oggigiorno sempre più globale, sempre più senza confini e nome, apparentemente sempre più anonimo ed emotivamente vissuto come lontano e indifferente.


Perché diventi un mondo reale, da vivere e da abitare, con sacrificio e impegno, passione e desiderio, il villaggio deve essere vissuto e sentito un po’ anche come casa propria, parte della propria storia, frammento delle proprie radici. A questo deve servire una comunità. A questo possono contribuire con la loro storia di vita e professionale, con il loro impegno ed entusiasmo gli educatori che si giocano a fianco degli adolescenti, rivestendo un ruolo attivo all’interno di un progetto che non lascia solo e che allena alla vita che sta alzando il proprio sguardo sugli altri, sul mondo e, prima di tutto, su se stesso.

Aria, Seminari e convegni

ARIA di Autonomie alla Scuola Holden

Un quartiere pieno di vita, di storie e culture differenti quello dove sorge la Scuola Holden di Torino, in via Borgo Dora: la cornice ideale per ospitare un progetto come ARIA, così ricco di sfumature.

ARIA è un centro d’ascolto del Comune di Torino, un servizio offerto in modo gratuito in via Giolitti 40/b rivolto a ragazze e ragazzi dai 14 ai 21: un luogo speciale di riflessione e di confronto che si pone l’obiettivo di affrontare quelle crisi e difficoltà che si incontrano normalmente in fase di crescita beneficiando dell’ascolto di un adulto estraneo alla famiglia. Una persona in grado di offrire sostegno nella riflessione e nella chiarificazione su di sé. Un aiuto che vuole promuovere prima di tutto la ricerca delle proprie risorse, interne ed esterne (nel proprio ambiente e nella propria famiglia) fondamentali per muoversi nella vita, per capire sé stessi e gli altri, per scegliere una rete di relazioni alla quale potersi affidare.

Aria di Autonomie: il convegno

Durante il Convegno annuale del progetto Aria “Aria di Autonomie – tra soggettività, occasioni e paure” si è posto subito l’accento sulla scelta della parola Autonomie – al plurale. Una scelta assolutamente non casuale, perché la ricerca e la scelta di una strategia legata alla propria autonomia personale non è mai semplice, unica, non si trova scritta in nessun manuale ma deriva da un lavoro personale di riflessione e di messa in gioco.

Entriamo allora nel General Store della Scuola Holden, un luogo molto affascinante: una via di mezzo tra un’aula magna post-industriale, la location di un film fantascientifico, un gigantesco loft, un teatro disegnato da menti brillanti.

Il General Store ha tante nature, proprio come le idee che durante la giornata affollano la sala. Proprio come le emozioni che si intrecciano alle parole, dal palco agli spalti, una cosa che salta subito all’occhio è l’assoluta mancanza di gradini e dislivelli tra chi partecipa al convegno: professioniste e professionisti, ragazze e ragazzi, genitori, studenti, il dialogo è continuo e serrato, le differenze sono un ulteriore stimolo al dialogo e alla riflessione, non un motivo per chiudere le porte della creatività.

L’intervento di Alberto Pellai

Autonomia e resilienza, il giusto intreccio per sviluppare una fondamentale capacità, quella di adattamento. Questa capacità ci permette di affrontare l’ignoto.

Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, stimola il dialogo con il suo intervento: “Come autonomia e responsabilità crescono nella mente di chi sta crescendo”.

Il cervello è come una casa a tre piani. Cosa succede quando si diventa preadolescenti? Riflettiamo sulle relazioni e le esperienze. Sono proprio le relazioni a modellare ciò che siamo e possiamo essere.

Il piano terra della nostra casa-cervello è quello deputato alla sopravvivenza, nel primo piano risiede il cervello emotivo con le sue emozioni primarie. Nel secondo piano ha sede il pensiero cognitivo dove risiede la capacità di produrre pensiero.

Cosa dobbiamo fare per rendere autonomi i nostri figli? Ricordiamo che non c’è una via univoca. Fondamentale è riuscire a stare nella relazione.

Bisognerebbe adottare quella giusta oscillazione tra la dimensione della paura e della sorpresa, quell’incredibile motore che ci spinge verso l’ignoto.

Quella spinta ci dice di andare a prendere quel pezzetto di te che ancora non conosci e conservarlo in te.

Autonomia: un allenamento che si apprende dagli errori. L’autonomia si conquista per sé e per gli altri, non ha a che vedere con una modalità antagonistica ma cooperativa. Sentire di appartenere ad una squadra.

L’intervento di Paola Isabello, psicologa e psicoterapeuta 

L’autonomia è un percorso che dura tutta la vita. È un percorso che si fa in due. È un percorso di differenziazione dall’altro. Ciò che possiamo fare è rispettare ragazze e ragazzi nelle loro differenze.
I giovani hanno il diritto di chiedere ai loro genitori uno spazio di autonomia per parlare con dei professionisti. Il progetto Aria è proprio questo, uno spazio prima di tutto libero. Il ruolo dell’adulto è stare a fianco, come farebbe un compagno di viaggio: rassicurare ragazze e ragazzi, ma lasciando la libertà di fare e scegliere.
L’adulto è un’impalcatura che poi al momento giusto deve sapersi staccare.
 
Sono moltissimi gli stimoli che hanno attraversato lo spazio e le menti presenti al convegno, sia al mattino che al pomeriggio, quando è arrivato il momento per i giovani di salire sul palco e di condividere idee, passioni, paure.
 

Autonomie: esperienza e relazione

 
Esperienza e relazione: queste le parole chiave su cui si è focalizzata l’attenzione. Perché in fondo l’autonomia è proprio questo, un tentativo di realizzare la propria identità. E questo è davvero un percorso che dura tutta la vita.
Lavorare sul blocco emotivo è molto importante quando si parla di cambiamenti e di progetti futuri. Perché si può desiderare e, al tempo stesso, aver paura dell’autonomia. Il blocco fa paura ma è in realtà un’occasione per fermarsi e ricorstruire.

Rischio e limite

Non possiamo diventare completamente indipendenti.
Dunque è proprio così, ma possiamo lavorare sull’autonomia, scegliendo consapevolmente di correre dei rischi, accogliendo i limiti, accogliendo le nostre paure.
 
L’autonomia è quella capacità di costruire delle relazioni che non siano prevaricanti e che non prevarichino. Ciò significa saper gestire il conflitto, credere e sostenere le proprie idee e il nostro pensiero sul mondo.
 
Qual è l’obiettivo che dovremmo porci tutte e tutti, come comunità?
 
Creare una società educante che sia sempre meno frammentata, ricca di opportunità e occasioni di incontro, priva di barriere.
E Aria è proprio questo: una palestra sociale.
Cultura, Seminari e convegni

ARIA di Autonomie. Tra soggettività, occasioni e paure – CONVEGNO ANNUALE ARIA

Per iscrizioni clicca sul link: http://bit.ly/2MUJAs7

Il tema del convegno sarà l’autonomia, nelle sue diverse sfaccettature e concretizzazioni. La domanda a cui relatori e ragazz* (coinvolti attivamente nella giornata, esito di un percorso preliminare di riflessione e confronto) cercheranno di dare delle risposte sarà: Quale significato diamo all’autonomia?

Sicuramente si tratta di un’opportunità che riguarda ragazzi e ragazze, ma anche di una co-costruzione da fare con gli adulti di riferimento; non solo un distacco, ma un vero e proprio percorso in cui devono essere accompagnati sia i giovani che gli adulti.
Fondamentale ma arduo il ruolo della comunità educante, che è chiamata ad accompagnare, sostenere e facilitare.

Il convegno si propone di approfondire questo processo e creare lo spazio per un dialogo autentico e partitario tra ragazz* e comunità educante.

Il programma della giornata:

9.00 – 9.30 Registrazione dei partecipanti

9.30 – 9.45 Saluti istituzionali
– Sonia Schellino, Vicesindaca della Città di Torino;
– Monica Lo Cascio, Direttore della Divisione Servizi sociali, socio-sanitari, abitativi e del lavoro della Città di Torino

9.45 – 10.00 Introduzione ai lavori: proiezione di spezzone del film “Il Piccolo Principe”, sul tema delle aspettative genitoriali sui figli

10.00 – 10.30 LECTIO MAGISTRALIS di Alberto Pellai, dal titolo: “Come autonomia e responsabilità crescono nella mente di chi sta crescendo

10.30 – 13.00 “LET’S TALK ABOUT IT…”: Operatori e ragazz* del pubblico si confronteranno sui temi dell’identità e dell’autonomia.
Con interventi di:
– Eugenia Guerrini – Comune di Torino
– Paola Isabello – Terzo Tempo
– Diego Montemagno – Acmos
– Luca Nave – Federazione Malattie Rare Infantili
– Alida Zugaro – Area G
– Alessandro Battaglia – Quore
– Simone Piani – Associazione Verba
– Luca Corbetta – Episteme
– Stefano Castello – Co-City
– Francesca Pavan – Terra Mia

13.00 – 14.00 Pausa pranzo

14.00 – 14.15 Introduzione ai lavori del pomeriggio: Proiezione del cortometraggio “Le tre facce della medaglia- supereroi di tutti i giorni”, realizzato all’interno del progetto di CasaOz in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema e con la Cooperativa Mirafiori. Intervengono: Anna Gilardi di CasaOz e Dario Russo della Cooperativa Mirafiori

14.00 – 16.30 “LET’S TALK ABOUT IT…”: L’ultima parola ai ragazzi
Presentazione dei lavori de* ragazz* partecipanti ai laboratori preliminari.

16.30 – 17.00 LECTIO MAGISTRALIS di Lorella Boccalini dal titolo: “Adolescenza: i conflitti che servono per crescere

 

Per info spazireali@comune.torino.it oppure al numero 01101166704

Cultura, Seminari e convegni

To BI or not to BI

22 Gennaio 2020

h. 18.00-19.30

Spazi Reali – C.so San Maurizio, 4 Torino

Ultimo appuntamento del ciclo di seminari di approfondimento promossi dal Centro d’Ascolto Aria dal titolo: “To BI or not to BI” co-condotto da Elena SCAPOLLA e Fabio BOROTTO.

Sempre più adolescenti e giovani oggi vivono con serenità relazioni affettive e sessuali con persone del loro stesso sesso e del sesso opposto. La bisessualità e l’orientamento fluido sembrano da un lato fenomeni in crescita, che sottolineano la tendenza sempre più forte al giorno d’oggi verso il superamento della visione dicotomica dell’orientamento sessuale, ma evidenziano dall’altro la maggior disponibilità a riconoscere e parlare di esperienze che sono sempre esistite, sebbene guardate a volte con diffidenza o superficialità sia dal mondo eterosessuale che da quello LGBT+. In questa situazione, i genitori e i professionisti che lavorano con gli adolescenti faticano a tenere il passo con questi cambiamenti.

Il seminario si propone di approfondire la tematica per meglio comprendere le motivazioni e i significati dietro le scelte dei ragazzi e capire in quale modo l’adulto può essere di supporto allo sviluppo dell’affettività e della sessualità in adolescenza.

L’incontro è libero e gratuito, ma è gradita una pre-iscrizione inviando una mail all’indirizzo aria@comune.torino.it

Cultura, Seminari e convegni

Le parole per dirlo

22 maggio 2019

h. 18.00-19.30

Spazi Reali – C.so San Maurizio, 4 Torino

Secondo incontro del ciclo di seminari di approfondimento promossi dal Centro d’Ascolto Aria dal titolo: “LE PAROLE PER DIRLO” co-condotto dalla Dott.ssa Giorgia Bartolini (Cooperativa Terzo Tempo) e dal Dott. Pier Luigi Gallucci (Coordinamento Torino Pride).

Durante l’adolescenza, l’affettività e la sessualità vengono esplorate e vissute, amate e temute al tempo stesso. Dai giovani così come dagli adulti intorno a loro. Spesso davanti ai ragazzi e ai loro racconti -o silenzi- sul sesso ci attiviamo, scoprendo così parti di noi. Alcune storie riusciamo a comprenderle e accoglierle, altre possono essere più difficili da affrontare.

Il seminario sarà occasione per esplorare i temi della sessualità in ragazzi e ragazze, su cui possiamo trovarci disorientati e senza parole. Insieme si esploreranno nuovi modi di ascoltare e parlare con loro di questi argomenti.

L’incontro è libero e gratuito, ma è gradita una pre-iscrizione inviando una mail all’indirizzo aria@comune.torino.it

Ecco l’intervista ai relatori

Cultura, Seminari e convegni

Il lutto in adolescenza fra perdite reali e perdite simboliche

17 aprile 2019

h. 18.00-19.30

Spazi Reali - C.so San Maurizio, 4 Torino

Inauguriamo il nuovo ciclo di seminari di approfondimento promossi dal Centro d’Ascolto Aria con il primo incontro dal titolo: “IL LUTTO IN ADOLESCENZA FRA PERDITE REALI E PERDITE SIMBOLICHE” co-condotto dalla Dott.ssa Maria Vittoria Rosso (Cooperativa Terzo Tempo) e dal Dott. Luca Corbetta (Associazione Culturale Episteme).

ll lutto, qualunque esso sia, costituisce per tutti un momento di difficoltà e sofferenza. Quando una persona si trova a dover fronteggiare una perdita in fase adolescenziale, però, la sfida si fa doppia: con il costruirsi dell’identità l’adolescente deve, infatti, dire addio a parti di sè sviluppatesi nell’infanzia e al proprio corpo così come lo conosceva, rivedendo contemporaneamente le rappresentazioni mentali delle figure di riferimento e dei legami significativi. I fattori relazionali, il contesto e le risorse che circondano l’adolescente diventano elementi che possono sostenere la persona o aumentare i vissuti destabilizzanti connessi all’episodio di perdita.

 
 

Il seminario sarà occasione di riflessione per tutti gli interessati su come in questa fase di vita i lutti “reali” e quelli simbolici possano interconnettersi creando difficoltà, ma anche potenziali occasioni di crescita.

L’incontro è libero e gratuito, ma è gradita una pre-iscrizione inviando una mail all’indirizzo aria@comune.torino.it

Ecco il video del seminario

L’intervista ai relatori