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Aletheia, Psicologia

Vicinanze e distanze. Il lutto al tempo del Coronavirus


Il termine lutto deriva dal latino luctus (pianto) e indica la costellazione di reazioni psicologiche e comportamentali che un individuo sperimenta a fronte della perdita di una persona significativa; inoltre si riferisce ai rituali sociali e collettivi messi in pratica pubblicamente nelle diverse culture a seguito di una morte (Crozzoli Aite, 2003). Il lutto è quindi qualcosa che si sperimenta intimamente con se stessi e allo stesso tempo con affetti e collettività. Oggi più che mai in entrambe queste dimensioni, individuale e collettiva, stiamo sperimentando uno sconvolgimento profondo fatto di distanze e vicinanze forzate. 

Innanzitutto questa situazione sta modificando il nostro rapporto con la morte.

Un tempo le persone morivano nella propria casa circondate dai propri cari e ogni membro della famiglia, compresi i bambini, veniva preparato ad affrontare questo momento. Le moderne tecnologie e i progressi medici hanno successivamente allontanato la morte dalla nostra quotidianità e dalle nostre menti (Becker, 1973; Mitford, 1978). Oggi invece il tema della morte è tornato con violenza nelle nostre case attraverso i telegiornali, le radio, i giornali, le immagini, i suoni continui delle ambulanze. La conta dei decessi scandisce le giornate e le settimane in una costante corsa contro il tempo.

C’è poi chi la morte la sta sperimentando direttamente e, a causa del virus o per altre ragioni, proprio in queste settimane ha perso qualcuno di importante. Per loro la morte è arrivata in casa in modo ancor più travolgente, rendendosi più vicina e tangibile. Allo stesso tempo però è tenuta lontana, poichè i funerali in questo momento sono ridotti al minimo o addirittura vietati. Le persone sono quindi private di un aspetto fondamentale nell’elaborazione di un lutto: salutare i defunti e ritualizzare la perdita. A tal proposito è importante sostenere queste famiglie, aiutandole ad immaginare dei rituali sostitutivi da poter svolgere in casa, in attesa di poter celebrare la cerimonia funebre vera e propria.

Ovviamente questa contrapposizione tra vicinanza e distanza non si sperimenta esclusivamente con il tema della morte, ma soprattutto all’interno delle nostre stesse relazioni.

I confini fisici e psichici con l’altro in questo momento sono stravolti, e siamo costretti a vivere principalmente due condizioni forzate: isolati e lontani dalle nostre famiglie (a volte in altre parti del mondo, impossibilitati a tornare a casa) oppure uniti costantemente sotto lo stesso tetto. È come se l’eterno dilemma umano fra indipendenza e appartenenza venisse oggi portato all’estremo e amplificasse alcune dinamiche famigliari con il rischio di provocare forti vissuti di solitudine in alcuni o, al contrario, sensazione di eccessiva vicinanza in altri. Tutto ciò può incidere su una famiglia che stia vivendo un lutto: l’evento luttuoso, infatti, è stressante non solo a causa della perdita di per sé, ma anche per la conseguente riorganizzazione della struttura familiare. La morte di un componente significativo di un sistema porta con sé diversi tipi di perdita: quella reale della persona e tutte quelle simboliche relative al ruolo e ai significati che ricopriva all’interno della famiglia.

Le famiglie che meglio si adattano alla morte di una persona cara sono quelle caratterizzate da un adeguato grado di coesione, tale per cui i suoi membri si supportano a vicenda rispettando però le rispettive differenze nell’affrontare il lutto. Famiglie con un alto grado di fusione (caratterizzate quindi da legami molto intensi, in cui l’autonomia è vissuta come una minaccia) potrebbero infatti vivere ogni reazione diversa da quella attesa come una mancanza di lealtà; al contrario, famiglie maggiormente disimpegnate (in cui i legami emotivi sembrano più lassi) potrebbero negare il dolore o viverlo in solitudine. 

In secondo luogo è importante che la struttura familiare, composta da regole, ruoli e confini, sia abbastanza flessibile da poter accettare il cambiamento, ma allo stesso tempo sufficientemente strutturata da poterlo affrontare senza entrare nel caos. Una famiglia caotica e disorganizzata potrebbe trovare difficile mantenere un senso di continuità e stabilità a fronte di un evento stressante come la morte di un parente importante mentre, al contrario, un sistema eccessivamente rigido potrebbe faticare nel modificare i propri pattern relazionali per adattarsi al cambiamento (Walsh, McGoldrick, 2004). 

Un’altra dimensione fondamentale è la comunicazione: una comunicazione aperta facilita enormemente l’adattamento alla morte e la riorganizzazione del sistema familiare (Imber-Black, 1995), mentre nel caso in cui si strutturino dei tabù tali per cui non si possano esprimere liberamente determinate emozioni, ricordi o pensieri, il rischio che emergano comportamenti sintomatici aumenta notevolmente (Bowen, 1980). 

È chiaro che all’interno di un’emergenza sanitaria e sociale come quella che stiamo vivendo questi tre fattori possono essere messi fortemente alla prova: vicinanze, distanze, confini e comunicazione sono profondamente intaccati da ciò che sta capitando. L’indipendenza può diventare isolamento, la vicinanza può risultare soffocante, la comunicazione può scarseggiare o al contrario non lasciar spazio all’ascolto di sé. È però altrettanto vero che ogni momento di crisi può coincidere con la scoperta di risorse individuali e familiari e può essere occasione per ridefinire alcune dinamiche. Le distanze forzate possono dunque spingere le persone a cercare maggior vicinanza e dialogo, anche qualora le relazioni fossero improntate maggiormente sul distacco emotivo; allo stesso tempo chi si trova a condividere quasi ogni spazio e momento con la propria famiglia potrà, proprio in occasione di un lutto, lottare per ridisegnare i confini della propria intimità. 

Il lutto ha quindi in sé due anime: si tratta di un fenomeno squisitamente intimo, privato e individuale e allo stesso tempo dalla forte impronta sociale, culturale e gruppale. Oggi entrambe le anime stanno subendo un profondo turbamento, ed è quindi ancor più importante curarle e ricercare un equilibrio tra due dimensioni, apparentemente contrastanti eppure assolutamente inscindibili, in modo da poter ritrovare in ognuna di loro le risorse per poter affrontare un evento tanto personale quanto universale. 

Dott.ssa Maria Vittoria Rosso


Becker E. (1973), The denial of death, Free Press, New York.

Bowen M. (1980), Dalla famiglia all’individuo. La differenziazione del sé nel sistema familiare, Astrolabio Ubaldini, Roma.

Crozzoli Aite L. (a cura di) (2003). Assenza, più acuta presenza. Il percorso umano di fronte all’esperienza della perdita e del lutto, Paoline Editoriale Libri, Milano.

Imber-Black E. (1995), Secrets in family and family therapy, Norton, New York.

Mitford J. (1978), The American way of death, Touchstone, New York.

Walsh F., McGoldrick M. (2004), Living Beyond Loss. Death in The Family, W. W. Norton & Company, New York.

Aletheia, Psicologia

Adesso resto in ascolto (on-line)

Attraverso il progetto Adesso Resto In Ascolto (sostenuto dalla Banca d’Italia)anche in questo momento di emergenza sanitaria, vogliamo continuare a prevenire l’insorgenza o la cronicizzazione di sofferenze psicologiche e promuovere il benessere nei preadolescenti e nei giovani adulti sia individualmente che nella loro relazione con il contesto famigliare e sociale.

 

A chi è rivolto?

Con tale progetto offriamo percorsi di sostegno psicologico a ragazzi in fascia 11-13 (e relative famiglie) e 22-25 anni che manifestano la volontà e/o la necessità di confrontarsi con un adulto competente estraneo alla famiglia in un luogo accogliente, non medicalizzato e depatologizzante.

 

La formula del colloquio sospeso

Ai ragazzi che decidono di intraprendere un percorso di consulenza o sostegno psicologico presso il Centro viene proposta la formula del colloquio sospeso.

Tale formula prende spunto dall’usanza del caffè sospeso, un’abitudine filantropica e solidale, un tempo viva nella tradizione sociale napoletana: viene posto in essere dagli avventori dei bar di Napoli mediante il dono della consumazione di una tazzina di caffè espresso a beneficio di uno sconosciuto.

Al ragazzo, quindi, viene richiesto di versare un contributo di 15 euro a colloquio per contribuire a sostenere il progetto e co-finanziare il percorso di chi accederà al progetto dopo di lui.

 

Il progetto ai tempi del coronavirus

La nostra equipe è disponibile ad attivare percorsi in videochiamata o chat utilizzando applicazioni come Skype, Whatsapp, Hangout, … e consulenze telefoniche

Per avere maggiori informazioni o richiedere un appuntamento scrivi una e-mail all’indirizzo centroclinico@terzotempo.it

Aletheia, Psicologia

Risvolti psicologici dell’emergenza COVID-19


Il problema oggettivo del “coronavirus” diventa problema soggettivo in relazione al vissuto psicologico, alle emozioni e paure che il tema suscita diversamente in ognuno di noi.

La percezione del rischio può essere distorta e amplificata sino a portare a condizioni di panico che, sono quasi sempre del tutto ingiustificate, e possono aumentare il rischio di contagio perché portano a comportamenti meno razionali e ad un abbassamento delle difese, anche biologiche, dell’organismo.

E’ consigliato affidarsi solamente ai dati e alla comunicazione diffuse dalle autorità pubbliche e alle indicazioni di cautela e prevenzione in essa contenute. Ad esempio:

Evitare di placare l’ansia inseguendo informazioni spesso amplificate ed incontrollate.

Avere timori e paure è normale ma non ansia generalizzata, angoscia o panico, che non aiutano e sono controproducenti.

Per evitare che le paure siano sproporzionate e creino forme di ansia individuale e di panico collettivo l’Ordine Nazionale degli Psicologi propone un “decalogo antipanico” per fornire alcune “chiavi di lettura” che possono aiutare ad evitare due errori possibili: sopravvalutare o sottovalutare (negare) il problema.


Decalogo Antipanico

1. Attenersi ai fatti, cioè al pericolo oggettivo.

2. Non confondere una causa unica con un danno collaterale.

3. Se il panico diventa collettivo molti individui provano ansia e desiderano agire e far qualcosa pur di far calare l’ansia, e questo può generare stress e comportamenti irrazionali e poco produttivi.

4. Farsi prendere dal contagio collettivo del panico ci porta a ignorare i dati oggettivi e la nostra capacità di giudizio può affievolirsi.

5. Pur di fare qualcosa, spesso si finisce per fare delle cose sbagliate e a ignorare azioni protettive semplici, apparentemente banali ma molto efficaci

6. In linea generale troppe emozioni impediscono il ragionamento corretto e frenano la capacità di vedere le cose in una prospettiva giusta e più ampia, allargando cioè lo spazio-tempo con cui esaminiamo i fenomeni.

7. E’ difficile controbattere le emozioni con i ragionamenti, però è bene cercare di basarsi sui dati oggettivi. La regola fondamentale è l’equilibrio tra il sentimento di paura e il rischio oggettivo.

8. Questa semplice figura permette di vedere la paura del coronavirus in prospettiva.

La figura mostra nella parte superiore i pericoli di cui si ha più paura di quanta se ne dovrebbe avere. In questi casi l’indignazione pubblica può suscitare panico e, di conseguenza, ansie sproporzionate e dannose. Nella parte inferiore, al contrario, ci sono i pericoli a cui siamo abituati e che non provocano paure.

La sproporzione tra le aree dei due cerchi mostra quanta differenza c’è tra paure soggettive e pericoli oggettivi.

(Fonte: Paolo Legrenzi, A tu per tu con le nostre paure. Convivere con la vulnerabilità, Il Mulino, 2019).

9. La figura mostra il fenomeno delle paure nel loro complesso: l’indignazione pubblica sui media accentua alcune paure, come quelle per gli attacchi terroristici e i criminali armati, e induce a sottovalutare altri pericoli oggettivi a cui siamo abituati. Le caratteristiche del panico per coronavirus lo avvicinano ai fenomeni improvvisi e impressionanti che inducono panico perché sollevano l’indignazione pubblica.

10. Siamo preoccupati della vulnerabilità nostra e dei nostri cari e cerchiamo di renderli invulnerabili. Ma la ricerca ossessiva dell’invulnerabilità è contro-producente perché ci rende eccessivamente paurosi, incapaci di affrontare il futuro perché troppo rinchiusi in noi stessi.


Un atteggiamento psicologico valido dunque può aiutare non solo chi lo attua ma anche gli altri, innescando un circuito virtuoso, e aumentando il “quoziente di resilienza” dei singoli, della famiglia, della comunità.

Ecco un vademecum redatto dall’Ordine Nazionale degli Psicologi  per aiutare le persone a confrontarsi psicologicamente nel modo migliore possibile con il problema.

https://d66rp9rxjwtwy.cloudfront.net/wp-content/uploads/2020/03/pieghevole-vademecum-coronavirus-CNOP-9-marzo.pdf

Raccomandiamo comunque alle persone che sentono un particolare disagio psicologico di chiedere, senza timore o vergogna, un aiuto professionale.

Aria, Psicologia

Le difficoltà relazionali ed emotive dei giovani

La Cooperativa Terzo Tempo, insieme al Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino, promuove in collaborazione con Spazi Reali e il Centro d’Ascolto Aria, un’Indagine sulle difficoltà relazionali ed emotive di adolescenti e giovani adulti torinesi.
Ragazz* e giovani adulti dai 16 ai 29 anni possono partecipare.
L’obiettivo dello studio è descrivere il modo in cui adolescenti e giovani adulti vivono le loro emozioni e relazioni.

Perché è importante indagare le difficoltà relazionali ed emotive dei giovani?

Perché l’adolescenza e la giovane età adulta sono tappe evolutive fondamentali nella costruzione della propria identità. Non sempre è semplice affrontare le sfide dell’adolescenza, la vita relazionale ed emotiva di ragazze e ragazzi può risultare davvero difficile.

Lo scopo della ricerca

Osservando la vita relazionale e le emozioni di giovani e adolescenti, la ricerca si propone di individuare eventuali punti di forza e di debolezza che possano promuovere una riflessione istituzionale sugli interventi da offrire per dare supporto a chi si trova a vivere in questa delicata fascia d’età.

Come si partecipa

Un incontro dura circa 30 minuti per la somministrazione di alcuni questionari.

Perché partecipare

Partecipare allo studio potrà favorire la raccolta di informazioni sulle caratteristiche dei giovani di Torino. Dati importanti che serviranno per la progettazione di nuove proposte e servizi a disposizione dei giovani a livello cittadino. Per partecipare e prendere appuntamento: Eda Guza, cell: 3246098273 e-mail: eda.guza@edu.unito.it
Aria, Seminari e convegni

ARIA di Autonomie alla Scuola Holden

Un quartiere pieno di vita, di storie e culture differenti quello dove sorge la Scuola Holden di Torino, in via Borgo Dora: la cornice ideale per ospitare un progetto come ARIA, così ricco di sfumature.

ARIA è un centro d’ascolto del Comune di Torino, un servizio offerto in modo gratuito in via Giolitti 40/b rivolto a ragazze e ragazzi dai 14 ai 21: un luogo speciale di riflessione e di confronto che si pone l’obiettivo di affrontare quelle crisi e difficoltà che si incontrano normalmente in fase di crescita beneficiando dell’ascolto di un adulto estraneo alla famiglia. Una persona in grado di offrire sostegno nella riflessione e nella chiarificazione su di sé. Un aiuto che vuole promuovere prima di tutto la ricerca delle proprie risorse, interne ed esterne (nel proprio ambiente e nella propria famiglia) fondamentali per muoversi nella vita, per capire sé stessi e gli altri, per scegliere una rete di relazioni alla quale potersi affidare.

Aria di Autonomie: il convegno

Durante il Convegno annuale del progetto Aria “Aria di Autonomie – tra soggettività, occasioni e paure” si è posto subito l’accento sulla scelta della parola Autonomie – al plurale. Una scelta assolutamente non casuale, perché la ricerca e la scelta di una strategia legata alla propria autonomia personale non è mai semplice, unica, non si trova scritta in nessun manuale ma deriva da un lavoro personale di riflessione e di messa in gioco.

Entriamo allora nel General Store della Scuola Holden, un luogo molto affascinante: una via di mezzo tra un’aula magna post-industriale, la location di un film fantascientifico, un gigantesco loft, un teatro disegnato da menti brillanti.

Il General Store ha tante nature, proprio come le idee che durante la giornata affollano la sala. Proprio come le emozioni che si intrecciano alle parole, dal palco agli spalti, una cosa che salta subito all’occhio è l’assoluta mancanza di gradini e dislivelli tra chi partecipa al convegno: professioniste e professionisti, ragazze e ragazzi, genitori, studenti, il dialogo è continuo e serrato, le differenze sono un ulteriore stimolo al dialogo e alla riflessione, non un motivo per chiudere le porte della creatività.

L’intervento di Alberto Pellai

Autonomia e resilienza, il giusto intreccio per sviluppare una fondamentale capacità, quella di adattamento. Questa capacità ci permette di affrontare l’ignoto.

Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, stimola il dialogo con il suo intervento: “Come autonomia e responsabilità crescono nella mente di chi sta crescendo”.

Il cervello è come una casa a tre piani. Cosa succede quando si diventa preadolescenti? Riflettiamo sulle relazioni e le esperienze. Sono proprio le relazioni a modellare ciò che siamo e possiamo essere.

Il piano terra della nostra casa-cervello è quello deputato alla sopravvivenza, nel primo piano risiede il cervello emotivo con le sue emozioni primarie. Nel secondo piano ha sede il pensiero cognitivo dove risiede la capacità di produrre pensiero.

Cosa dobbiamo fare per rendere autonomi i nostri figli? Ricordiamo che non c’è una via univoca. Fondamentale è riuscire a stare nella relazione.

Bisognerebbe adottare quella giusta oscillazione tra la dimensione della paura e della sorpresa, quell’incredibile motore che ci spinge verso l’ignoto.

Quella spinta ci dice di andare a prendere quel pezzetto di te che ancora non conosci e conservarlo in te.

Autonomia: un allenamento che si apprende dagli errori. L’autonomia si conquista per sé e per gli altri, non ha a che vedere con una modalità antagonistica ma cooperativa. Sentire di appartenere ad una squadra.

L’intervento di Paola Isabello, psicologa e psicoterapeuta 

L’autonomia è un percorso che dura tutta la vita. È un percorso che si fa in due. È un percorso di differenziazione dall’altro. Ciò che possiamo fare è rispettare ragazze e ragazzi nelle loro differenze.
I giovani hanno il diritto di chiedere ai loro genitori uno spazio di autonomia per parlare con dei professionisti. Il progetto Aria è proprio questo, uno spazio prima di tutto libero. Il ruolo dell’adulto è stare a fianco, come farebbe un compagno di viaggio: rassicurare ragazze e ragazzi, ma lasciando la libertà di fare e scegliere.
L’adulto è un’impalcatura che poi al momento giusto deve sapersi staccare.
 
Sono moltissimi gli stimoli che hanno attraversato lo spazio e le menti presenti al convegno, sia al mattino che al pomeriggio, quando è arrivato il momento per i giovani di salire sul palco e di condividere idee, passioni, paure.
 

Autonomie: esperienza e relazione

 
Esperienza e relazione: queste le parole chiave su cui si è focalizzata l’attenzione. Perché in fondo l’autonomia è proprio questo, un tentativo di realizzare la propria identità. E questo è davvero un percorso che dura tutta la vita.
Lavorare sul blocco emotivo è molto importante quando si parla di cambiamenti e di progetti futuri. Perché si può desiderare e, al tempo stesso, aver paura dell’autonomia. Il blocco fa paura ma è in realtà un’occasione per fermarsi e ricorstruire.

Rischio e limite

Non possiamo diventare completamente indipendenti.
Dunque è proprio così, ma possiamo lavorare sull’autonomia, scegliendo consapevolmente di correre dei rischi, accogliendo i limiti, accogliendo le nostre paure.
 
L’autonomia è quella capacità di costruire delle relazioni che non siano prevaricanti e che non prevarichino. Ciò significa saper gestire il conflitto, credere e sostenere le proprie idee e il nostro pensiero sul mondo.
 
Qual è l’obiettivo che dovremmo porci tutte e tutti, come comunità?
 
Creare una società educante che sia sempre meno frammentata, ricca di opportunità e occasioni di incontro, priva di barriere.
E Aria è proprio questo: una palestra sociale.
Aria, Psicologia

Gruppo di parola sul lutto in adolescenza

Nuovo avvio nel mese di novembre del gruppo LEGAMI CONTINUI.

Legami Continui è un gruppo di parola rivolto a ragazzi e ragazze fra i 14 e i 21 anni che stanno vivendo un lutto per la perdita di una persona cara. L’obiettivo del gruppo è creare uno spazio sicuro di confronto fra coetanei, permettendo l’espressione di vissuti ed emozioni a volte difficili da esternare in altri contesti e favorendo la possibilità di trovare le risorse per affrontare il proprio percorso di vita.

 

Dove?

ARIA – Centro d’ascolto per adolescenti e giovani

Via Giolitti 40b, Torino

Quando?

Da novembre 2019 il Lunedì pomeriggio dalle 15.30 alle 17.00

 

Per partecipare:
Invia una e-mail all’indirizzo aria@comune.torino.it

oppure telefona al numero 011 8126637

 

Conducono:
Dott.ssa Maria Vittoria Rosso, psicologa specializzanda in psicoterapia

Dott. Luca Corbetta, psicologo e psicoterapeuta

Aria, Psicologia

Nutrirsi bene è un dovere, mangiare bene è un piacere

Abbi cura del tuo corpo, è l’unico posto in cui devi vivere.
(Jim Rohn)

23 ottobre 2019

h. 18.00-19.30

Spazi Reali – C.so San Maurizio, 4 Torino

Quinto incontro del ciclo di seminari di approfondimento promossi dal Centro d’Ascolto Aria dal titolo: “NUTRIRSI BENE è UN DOVERE, MANGIARE BENE è UN PIACERE” condotto dalla Dott.ssa Sara Vengus (Cooperativa TerraMia).

Durante il seminario si affronteranno temi quali le abitudini alimentari e la sana alimentazione, a partire dai concetti di stile di vita e consumo consapevole. Un approfondimento particolare sarà dedicato al legame imprescindibile tra cibo ed emozioni, esplorando vissuti, ricordi e stati d’animo che da sempre legano ciascun individuo e la propria storia personale, famigliare e sociale al cibo.

L’incontro è libero e gratuito, ma è gradita una pre-iscrizione inviando una mail all’indirizzo aria@comune.torino.it

Aria, Psicologia

Diverso da chi? I giovani e la diversità, tra razzismi, omofobie e handifobie

12 maggio 2019

h. 18.00-19.30

Spazi Reali – C.so San Maurizio, 4 Torino

Terzo appunatmento del ciclo di seminari di approfondimento promossi dal Centro d’Ascolto Aria dal titolo: “DIVERSO DA CHI? I GIOVANI E LA DIVERSITà, TRA RAZZISMI, OMOFOBIE E HANDIFOBIE” co-condotto da Luca Nave, Roberto Lala, Maddalena Bisollo e Enrico Infantili (Federazione delle Malattie Rare Infantili) .

Spesso non è facile per i giovani entrare in relazione con la complessità della realtà e con l’incertezza provocata dall’incontro con le differenze. La diversità spesso inquieta, spaventa ed è vissuta come una minaccia. Nascono così pregiudizi, conflitti e bullismi che impediscono un confronto aperto, sano e perché no “curioso” nei confronti di chi sembra non rispecchiare la “normalità”.

 

In questo seminario cercheremo di offrire un panorama delle differenze che i giovani oggi incontrano sulla propria strada, tracciando una via possibile per scongiurare l’odio e i comportamenti aggressivi nei confronti di chi è portatore di diversa cultura ed etnia, di diverso genere o orientamento sessuale o di disabilità, in direzione di un dialogo aperto e sereno con gli altri.

L’incontro è libero e gratuito, ma è gradita una pre-iscrizione inviando una mail all’indirizzo aria@comune.torino.it

 

Ecco il video del seminario per chi se lo fosse perso

Aria, Psicologia

Inaugurazione Spazi ReAli

Inauguriamo il progetto Spazi ReAli!
Sabato 6 Aprile dalle ore 15:00 in Corso San Maurizio n. 4 con un pomeriggio di musica dal vivo, giocoleria, street art e, ovviamente, rinfresco!

PROGRAMMA
Ore 15.00: saluti istituzionali
Dalle 15.30: giocoleria, street art, buffet, artisti e band emergenti…
L’evento fa parte delle iniziative per la Giornata Mondiale della Salute promossa da Rete Italiana Città Sane OMS LaReteInMovimento

VI ASPETTIAMO!

Cos’è Spazi ReAli?
Spazi ReAli è un progetto che si rivolge a ragazzi e ragazze, pensato e realizzato in coprogettazione tra la Città di Torino e numerose associazioni del territorio.
Insieme al Centro d’Ascolto Adolescenti e Giovani di via Giolitti 40/b fa parte del progetto ARIA.
Ad accogliervi ci sarà un’equipe di giovani operatori con diverse professionalità ed esperienze che condividono l’idea di uno spazio per ragazzi e ragazze, pensato con gli stessi ragazzi e ragazze.
Spazi ReaAli è un luogo di tutti, anche tuo!
Puoi costruirlo insieme a noi con le tue idee, il tuo tempo, la tua voglia di esserci e di metterti in gioco.

Aletheia, Psicologia

I’ll be your mirror

In un’epoca dominata dalle immagini e dalla istantaneità dei selfie, proponiamo un incontro intensivo per poter osservare, creare e riflettere sulla propria autoimmagine così come viene fissata dalla fotocamera.

Durante il workshop verrà data la possibilità ai partecipanti di riflettere sui messaggi che i propri autoscatti veicolano a loro stessi e agli altri, esplorare nuove tecniche fotografiche e di mettersi in gioco creando autoscatti inediti e più aderenti a ciò che desiderano comunicare.

Il corso può essere utile per operatori sociali, psicologi e psicoterapeuti, insegnanti ed educatori e a tutti coloro che utilizzano la fotografia per professione o per passione.

Per partecipare non occorre essere esperti fotografi, ma è sufficiente avere uno smartphone.

 

 

E’ previsto un numero minimo di 6 partecipanti

E’ previsto un unico incontro in data 23 marzo 2019 in orario 10.00 – 17.00

Costo a persona 80 euro

 

Per info ed iscrizioni centroclinico@terzotempo.it 011.81.29.503

 

 

 

Per info ed iscrizioni 

centroclinico@terzotempo.it       

011.81.29.503

 

Conducono il laboratorio

Giorgia Bartolini

Psicologa psicoterapeuta ed Insegnante Autorizzata del Metodo Feldenkrais®. Sostiene un’approccio integrato alla persona, all’interno del quale corpo pensieri ed emozioni dialogano profondamente. Nella sua pratica clinica le modalità con cui il corpo del paziente racconta la propria storia sono oggetto di osservazione e consapevolezza: movimenti, postura e respiro vengono messi in relazione alla narrazione verbale, al fine così di sostenere il processo integrativo e il benessere della persona. Offre percorsi di psicoterapia e consulenza sessuologica dedicati ad adulti e adolescenti. Collabora in qualità di psicoterapeuta con la Cooperativa Terzo Tempo presso il Centro d'Ascolto Aria e il Centro Clinico Aletheia. Sessuologa clinica in formazione, si interessa di disturbi della sfera sessuale e collabora con ostetriche e ginecologi. A Torino conduce lezioni di gruppo ed individuali di Metodo Feldenkrais®, dedicate a chi soffre di dolori muscolo-scheletrici o di natura stressogena emotiva, a chi utilizza il corpo per fini professionali (cantanti, attori, danzatori, musicisti, sportivi) e a chi semplicemente desidera conoscersi meglio ed imparare a muoversi nel mondo in modo più semplice, libero e aderente a se stesso. Propone seminari specifici e conferenze sul Metodo Feldenkrais® a Torino e Genova.

Nadia Pugliese

Fotografa.
Ottiene una borsa di studio per il corso di fotografia triennale dello IED e si laurea presso l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino con una tesi sull'archivio fotografico del Museo di antropologia criminale Cesare Lombroso. Ha vissuto in Spagna ed in Israele, studiando presso l'università Carlos III di Madrid e presso la Bezalel Accademy of Arts di Gerusalemme. Nel 2010 vince il bando Special Italia - Fondazione Fotografia di Modena- e nel 2013 l'European Architecture Photography Prize, DAM -Deutshes Architektur Museum- di Francoforte; i suoi lavori sono stati esposti in diverse mostre collettive in Italia e all'estero: Fondazione Spinola Banna per l'Arte, Careof-Docva e Galleria Forma Meravigli a Milano, Biennale Giovani di Monza, Goethe-institute Curitiba (South-Brazil), DAM Deutshes ArchitekturMuseum (Frankfurt), Si Fest Savignano sul Rubicone 2014, Fondazione Fotografia di Modena..