Esistono molte definizioni in letteratura di innovazione sociale che dimostrano quanto sia complesso tracciare dei confini analitici ad un fenomeno i cui caratteri essenziali si manifestano nelle pratiche.

La definizione che riteniamo più vicina al nostro modo d’intendere l’innovazione sociale, è contenuta nel Libro bianco sull’innovazione sociale, scritto da Robin Murray, Julie Caulier Grice e Geoff Mulgan: “Definiamo innovazioni sociali le nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che soddisfano dei bisogni sociali (in modo più efficace delle alternative esistenti) e che allo stesso tempo creano nuove relazioni e nuove collaborazioni. In altre parole, innovazioni che sono buone per la società e che accrescono le possibilità di azione per la società stessa”

Riteniamo che il potenziale impatto di una pratica innovativa sul contesto sociale è tanto più elevato quanto più inclusivo è il processo di coinvolgimento della comunità. Questa mobilitazione di risorse umane porta ad un attivismo diffuso in grado di moltiplicare energie e iniziative al servizio del miglioramento sociale.

Non ci sono attori e settori più idonei di altri nello sviluppare pratiche di innovazione sociale. Anzi possiamo dire che le esperienze più interessanti e radicali sono il frutto della collaborazione tra diversi attori appartenenti a mondi diversi. Le pratiche di innovazione sociale tendono a collocarsi al confine tra non-profit, pubblico, privato, società civile (volontariato, movimenti, azione collettiva, etc..), sono trasversali e frutto di interessanti contaminazioni di valori e prospettive.

I progetti da noi promossi nascono da nuove forme di collaborazione e di cooperazione tra soggetti di diversa natura che trovano un allineamento di interessi per il raggiungimento di un obiettivo comune.

A nostro avviso quindi l’innovazione sociale ha una spiccata dimensione collettiva, non appartiene solo all’immaginazione e alla creatività di un attore singolo, quanto alla capacità collettiva di partire da un’intuizione e di svilupparla sino a trasformarla in pratica diffusa.

Casa Farinelli

Casa Farinelli nasce dal Piano di potenziamento dei servizi e degli interventi rivolti alle persone senza dimora e ai nuclei in condizione di estremo disagio sociale e abitativo del 2016/2017 e vede oggi un’ulteriore implementazione attraverso il nuovo Piano contrasto povertà (Deliberazione n. mecc. 2018 04294/19 del 9/10/2018) per il periodo 2018-2019.

La struttura si configura come soluzione abitativa condivisa e temporanea a favore di nuclei famigliari in condizione di difficoltà economica e in attesa di trovare una soluzione al problema della casa, a causa di sfratto esecutivo.
 Con tale progetto – curato da Aics in collaborazione con Terzo Tempo e Terra Mia, insieme ai Servizi sociali della Città – oltre ad offrire una soluzione abitativa per alcuni mesi, vengono attivate misure di sostegno al reddito, come l’opportunità di svolgere lavoro accessorio, e organizzate attività di volontariato a beneficio di tutti i residenti della struttura.

Il periodo di permanenza a Casa Farinelli costituisce per queste famiglie un momento nel quale possono trovare riparo dalla situazione contingente di difficoltà e precarietà e iniziare a “lavorare” con una rete di supporto verso una nuova autonomia.

Parallelamente alla necessità di accogliere e supportare l’utenza per favorirne l’attivazione e il riscatto, obiettivo del progetto è creare un senso di comunità, ovvero di appartenenza, attraverso un ascolto reale delle esigenze e delle aspettative degli ospiti ed un coinvolgimento attivo nella progettualità.

La metodologia adottata mira dunque a produrre politiche per l’abitare capaci di evitare la creazione di ghetti e l’affermarsi dell’esclusione sociale, e capaci di interpretare una società in cambiamento che ha fortemente bisogno del principio, per noi irrinunciabile, della giustizia sociale.

Thub 06

Thub0·6 è un progetto rivolto al mondo dell’infanzia che si realizza nella città di Torino e si sviluppa da febbraio 2018 a febbraio 2021. Il progetto, che vede una rete di 23 partner di cui la cooperativa sociale Terzo Tempo fa parte , si realizza grazie all’impegno di diversi soggetti provenienti dal mondo del terzo settore, enti locali, istituzioni private.

Thub0·6 intende offrire strumenti e opportunità ai bambini e alle bambine di età 0-6 anni e alle loro famiglie, al fine di sostenere fragilità economiche, sociali e culturali.

Il progetto agisce prevalentemente all’interno delle Case del Quartiere: luoghi fisici diffusi su tutta la città, laboratori sociali e culturali, fertili incubatori di esperienze di partecipazione, coinvolgimento ed auto-organizzazione. Attraverso l’allestimento di spazi gioco dedicati alla fascia 0-6 anni, le sette Case del Quartiere coinvolte realizzano attività dedicate ai bambini e alle bambine e alle loro famiglie, proponendo azioni di sostegno alla genitorialità e attivando percorsi di sviluppo di comunità che rendano protagoniste le famiglie stesse. Pur offrendo attività specifiche, gli snodi all’interno delle Case si caratterizzano tutti per essere luoghi accoglienti per i bambini e le famiglie dove sperimentare percorsi che promuovano le competenze genitoriali creando nuovi legami e reti di supporto

L’obiettivo è di sperimentare azioni di flessibilità dei servizi e trovare soluzioni innovative alle esigenze delle famiglie, in un contesto sociale e lavorativo in continua trasformazione rispetto ai paradigmi del passato.

Tre le azioni a cui Terzo Tempo partecipa troviamo:

  • la sperimentazione del First Step Method, un programma di sviluppo specializzato per bambini con bisogni educativi speciali. Il metodo prevede l’individuazione e l’esplorazione del potenziale e delle opportunità di ogni bambino, rafforzandole e sviluppandole attraverso un lavoro individualizzato. Il metodo parte dall’assunto che ogni stadio di sviluppo porti a quello successivo e ne costituisca il fondamento, per ogni tappa evolutiva del bambino vi è uno speciale “cassetto” in cui vengono memorizzati e integrati molti aspetti dello sviluppo motorio e neuro sensoriale. Tornare alle prime fasi, apprenderle ed esercitarle con costanza attiva il cervello e spinge il sistema nervoso a migliorare le prestazioni. In questo modo si fornisce una solida base per le future capacità di apprendimento del bambino. Lavorare sul processo di ri-apprendimento di ogni fase di sviluppo che è stata saltata è la chiave per il cambiamento. I professionisti First Step, supportati dagli educatori coinvolti nel progetto e dal personale delle scuole coinvolte, intervengo all’interno delle scuole per due anni scolastici. La sperimentazione comincia al Polo del Dialogo e al nido d’Infanzia Piccolo Principe di via Terraneo, 5, per poi proseguire in altre due scuole nel prossimo anno scolastico.
  • Madri di quartiere. Ponendosi in un’ottica di welfare generativo e di prossimità, l’azione legata alle Madri di Quartiere si propone di: favorire l’empowerment delle donne che vanno a ricoprire il ruolo di Madri di Quartiere, attraverso un percorso di formazione che fornisce loro competenze relazionali utili ad affiancare professionalmente le persone in difficoltà; intercettare le situazioni a rischio in un’ottica di prevenzione: operando in luoghi informali (la strada, la scuola, i giardini, il condominio), le Madri di Quartiere hanno modo di entrare in contatto con donne e famiglie fragili, che, inserite in un percorso di sostegno, allontanano il rischio di scivolare in una condizione di povertà assoluta.

Le 8 Madri di Quartiere coinvolte in Thub0·6 sono state individuate dai referenti degli snodi e, prima di iniziare il lavoro sul campo, hanno seguito una formazione specifica orientata a fornire gli strumenti necessari per definire il loro ruolo e a scoprire i servizi territoriali. Grazie al percorso formativo, ad un affiancamento puntuale e una supervisione costante le Madri di Quartiere coinvolte diventano punto di riferimento per il territorio e ponte tra snodi, famiglie e servizi.

  • Spazi gioco 0-6: Terzo Tempo ha potuto ampliare, grazie a Thub l’offerta dello Spazio Famiglie 10, presente sul territorio di Mirafiori Sud come uno spazio di gioco, socializzazione e cittadinanza attiva che offre servizi per le famiglie. Tra questi, grazie al progetto Thub0·6, è stato attivato lo spazio “Gli amici del Bianconiglio”: luogo di gioco riservato ai piccoli della fascia 0-3 anni ed ai loro genitori e gestito in sinergia con La Tana del Bianconiglio della Casa del quartiere Casa nel Parco. “Gli amici del Bianconiglio”, una volta a settimana, possono sperimentare “Pappa e parole”, momento dedicato alla condivisone del pranzo tra mamma bebè e tata, con l’obiettivo di affrontare insieme il delicato tema dell’alimentazione dei più piccoli.

Terzo Tempo, inoltre è impegnata nella realizzazione di altre azioni all’interno del progetto Thub0·6: il potenziamento dei servizi con l’apertura de “Gli amici del Bianconiglio” sino alle 19.00 e la sperimentazione del First Step Method, in collaborazione con i Servizi Educativi della Città di Torino. Tale sperimentazione si rivolge a bambini con disabilità certificata e/o con bisogni speciali per creare le condizioni ambientali corrette per il bambino affinché abbia un supporto adeguato nell’affrontare il proprio sviluppo psicomotorio.

 

 

Thub0·6 è sostenuto da Con i Bambini, impresa sociale nata nel 2016, che ha per oggetto l’attuazione dei programmi del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile previsti dal Protocollo d’Intesa stipulato il 29 aprile 2016 tra il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Presidente di Acri, l’associazione delle Fondazioni di origine bancaria (in attuazione di quanto previsto dall’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208). Il fondo è destinato “al sostegno di interventi sperimentali finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori”. 

Il progetto Thub0·6 è stato candidato in risposta al Bando nazionale Prima Infanzia 0-6, rivolto alle organizzazioni del terzo settore e al mondo della scuola, che si proponeva di ampliare e potenziare i servizi educativi e di cura dei bambini di età compresa tra 0 e 6 anni, con un focus specifico rivolto ai bambini, alle famiglie vulnerabili e/o che vivono in contesti territoriali disagiati, intendendo migliorare la qualità, l’accesso, la fruibilità, l’integrazione e l’innovazione dei servizi esistenti e rafforzare l’acquisizione di competenze fondamentali per il benessere dei bambini e delle loro famiglie. 

BES Best Experience School

Un progetto di inclusione

Il progetto, finanziato dalla Fondazione Enel Cuore nasce con lo scopo di promuovere l’inclusione scolastica di bambini con bisogni educativi speciali attraverso azioni rivolte ai gruppi classe degli Istituti Secondari di Primo Grado sul territorio torinese.

La scuola, ed in particolare il ciclo dell’obbligo, non ha come uniche finalità quelle di educare e di istruire i propri allievi, ma anche di metterli nelle condizioni di partecipare e di contribuire ai valori della cultura e della civiltà.

È luogo di umanizzazione, di educazione al senso del vero e del bello, scuola di socialità, dove s’impara a stare con gli altri, a cogliere le differenze ed a valorizzarle.

Con questa premessa il nostro progetto mette al centro l’inclusione  non come un nuovo modo di dire, ma come una realtà complessivamente disposta per la vita di tutti, senza strutture speciali o progetti straordinari. 

Un’educazione inclusiva permette alla scuola nella sua quotidianità di essere di qualità: una scuola dove tutti gli alunni sono benvenuti, dove possono imparare con i propri tempi e possono essere valorizzati per le proprie specifiche attitudini e soprattutto possono partecipare pienamente, una scuola dove le differenze non sono una difficoltà ma un arricchimento. La diversità diventa, così, normale. Scopo dell’inclusione è quello di rendere possibile, per ogni individuo, l’accesso alla vita normale per poter crescere, svilupparsi totalmente. […] La credibilità dell’impegno nell’inclusione scolastica si realizza nell’impegno per il futuro: la realizzazione del progetto di vita. (Canevaro, 2007).

Il concetto di inclusione ci porta quindi ad osservare il contesto sociale scolastico e non, nella sua complessità come un luogo di incontro delle differenze, dove non esiste la normalità perché non esiste una persona uguale ad un’altra. Si tratta quindi di non omologare tutti gli allievi al modello standardizzato dell’allievo medio ma di guardarli ciascuno nella sua unicità

Ci troviamo così davanti ad una interessante varietà del genere umano, dove ciascuno manifesta un proprio stile di apprendimento, delle attitudini proprie, degli interessi particolari tutti diversi, e dove ognuno può esprimere a pieno il proprio talento e la propria intelligenza (teoria delle intelligenze multiple, Gardner) in un ambito piuttosto che in un altro. 

In quest’ottica i BES non sono altro che una manifestazione di questa varietà, che non necessita di misure straordinarie ad hoc, ma piuttosto di pratiche applicabili a tutti gli alunni, che possano essere sufficientemente individualizzate e differenziate in maniera tale da consentire a ciascuno di realizzare il proprio potenziale e di essere valorizzato per questo. 

Le azioni

Nello specifico il progetto di inclusione BES si propone l’ambizioso obiettivo di favorire non soltanto una significativa riduzione di atteggiamenti di pregiudizio ed esclusione nei confronti dei soggetti diretti destinatari; ma anche di mettere in campo risorse e strumenti di varia natura che favoriscano il potenziamento e l’accrescimento delle risorse di questi ragazzi, con conseguente crescita dell’autostima e riduzione del rischio di dispersione scolastica nel passaggio agli istituti secondari superiori.

Ciò attraverso due azioni fondamentali:

1)Azione di supporto alla didattica

Tale azione persegue l’obiettivo di offrire opportunità di apprendimento alternative alla didattica tradizionale, attraverso metodologie inclusive che possano favorire non solo gli apprendimenti scolastici ma anche le competenze emotive e relazionali degli allievi.

Docenti allievi possono quindi fruire della presenza e del supporto di esperti in metodologie di apprendimento che li affiancano sia nella progettazione che durante lo svolgimento di alcune attività didattiche, e che propongo tecniche alternative tra cui il metodo principe del cooperative learning. Tale metodologia si presta particolarmente bene alla promozione dell’inclusione in quanto consente di valorizzare le differenti competenze ed attitudini di ciascuno portando benefici anche per il senso di autoefficacia. Essa non è tuttavia l’unica metodologia proposta in quanto la scelta e l’applicazione di strategie di didattica alternativa avviene sempre attraverso una co-progettazione coi docenti.

2) Progettazione e allestimento di una Resource Room

Si tratta della predisposizione di uno spazio scolastico da dedicare all’apprendimento tramite didattica alternativa. In particolare la resource room è pensata per favorire la didattica inclusiva, il lavoro in piccoli gruppi, e l’apprendimento in tutte le situazioni che necessitano di approcci personalizzati.

La progettazione dell’allestimento avviene coniugando la proposta dalla cooperativa con i bisogni espressi da docenti ed allievi in relazione ai progetti che vi saranno ospitati.