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Aletheia, Psicologia

Come stiamo in questo periodo?

malessere psicologico

Con la Fase 2 abbiamo ricominciato a fare cose che prima non erano permesse, abbiamo ritrovato abitudini, persone, attività… questo forse ci ha dato la possibilità di ritrovare un po’ di normalità e di vecchi modi di sentire e di mettere a fuoco come siamo stati in questo difficile periodo.

Dialogo tra le nostre psicoterapeute Elena Scapolla e Elisa Ceravolo

Malessere psicologico

Alcuni di noi sono stati male.

Su questo oggi vogliamo soffermarci, sul modo in cui siamo stati male.

Forse anche a voi è già capitato di notare come, al di là della vastissima gamma di emozioni che possiamo provare, ci siano alcune sensazioni, alcuni modi di soffrire che sembrano ritornare, che si ripresentano nel tempo. Provo a farvi un esempio, prendiamo un’emozione faticosa che conosciamo bene: l’ansia. A tutti noi è capitato di preoccuparci per qualcosa di spiacevole o di andare in ansia per un esame. Ci sono però alcune persone che racconterebbero in maniera diversa il loro rapporto con l’ansia, che la definirebbero un’emozione che è spesso presente nei momenti di difficoltà o direbbero che l’hanno dovuta affrontare in diversi periodi della vita. Insomma per alcuni quello è il modo in cui stanno male. Su questo vorremmo focalizzarci un po’: quando attraversiamo un periodo di crisi un po’ più lungo o impegnativo, il momento di difficoltà è segnalato dall’emergere di emozioni che percepiamo come critiche, e che spesso non sono una totale novità, ma le abbiamo sentite e affrontate in precedenti momenti di crisi.

Temi critici

In maniera simile può capitarci di osservare la nostra storia, sempre soffermandoci sui momenti difficili, e ritrovare alcuni modi di guardare a noi stessi o al mondo che ci circonda che non sono proprio nuovi, ma che ritornano. Ad esempio posso rendermi conto che nei vari momenti di difficoltà della mia vita ho avuto la tendenza a leggermi come una persona fragile presa in un mondo troppo difficile o ostile,  o come una persona sola e abbandonata da tutti in un mondo in cui nessuno mi ama o ci tiene a me, o ancora come una persona inadeguata in un mondo in cui tutti mi giudicano male…

E quindi, in questa pandemia, in quarantena etc, se guardo indietro posso provare a tirare un po’ le somme rispetto a come mi sono sentito e quali aspetti della situazione mi hanno messo in difficoltà.

Possibili sintomi (ricorrenti anche nella mia storia):

  • Insonnia, incubi, inversione giorno/notte
  • Ansia, panico, preoccupazione, rimuginio, horror vacui, crisi respiratorie, timori ipocondriaci
  • Rabbia, irritabilità, esplosività
  • Depressione, tristezza, labilità emotiva (sbalzi d’umore), crisi di pianto
  • Noia, apatia, abulia, comportamenti regressivi
  • Perdita del senso di sé, confusione, vuoto

Guardando il modo in cui siamo stati male possiamo già iniziare a chiederci se ne siamo davvero sorpresi o se questo tipo di malessere si era già fatto vivo a seguito di altri eventi critici.

Possibili aspetti che ci hanno messo in crisi della pandemia:

  • timori ipocondriaci virus e contagio – preoccupazione mia salute, fragilità personale
  • preoccupazione per salute altrui – iperaccudimento? Questioni ansiose in generale
  • costrizione da decreto e quarantena
  • senso di solitudine abbandono (nessuno mia cerca)
  • senso di inadeguatezza (nessuno mi cerca)
  • iperesponsabilizzazione (potrei contagiare gli altri, devo prendermene cura)
  • perdita delle routine e delle relazioni, del mio ruolo nel contesto sociale cui segue una perdita del senso di sé con relativa svalutazione personale

Di tutti gli aspetti di questa crisi che potevano “toccarci”, a noi ha messo in crisi proprio questo!

Guardando cosa in particolare ci ha fatto soffrire possiamo renderci conto che forse non è la prima volta che interpretiamo la realtà in questo modo.

Vedere che gli amici ci hanno cercato poco ci può ad esempio aver fatto sentire inadeguati, con qualcosa che non va, proprio come ci può essere successo in passato, in una situazione diversa che però su di noi è stata letta in modo simile.

È un po’ come renderci conto che indossiamo un certo paio di occhiali per leggere la realtà, che filtrano alcune informazioni facendocele sentire più importanti di altre e facendoci soffrire in un modo che non ci è nuovo.

Il sintomo ci parla, ci dice che qualcosa è molto importante per noi, porta la nostra attenzione proprio lì, dove c’è qualcosa di rilevante.

Cosa può essere utile fare allora

  • Ascoltare il sintomo, accoglierlo e imparare a conoscere le nostre reazioni emotive critiche come delle vecchie amiche che ci indicano i nostri punti sensibili, quelli sui quali il cantiere di lavoro è ancora aperto;
  • Sfruttare ogni episodio di crisi per affinare la nostra consapevolezza, sviluppare strumenti e risorse, acquisire esperienza nella gestione della crisi e incamerare la sicurezza che ne deriva.

Come possiamo farlo?

Vi proponiamo un piccolo esercizio per aiutarvi ad ascoltare meglio quello che il sintomo sta provando a comunicare.



Dateci un’occhiata e provate a rispondere alle domande che trovate.

Se vi va condividete con noi quanto emerge, mandandoci una mail a kickthequarantine@gmail.com. Vi risponderemo in forma privata con una piccola restituzione.

Alcuni consigli dalle nostre psicologhe

Video pillola conclusiva sul tema
Aletheia, Psicologia

Amore, adolescenza e COVID-19

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Video diretta Instagram a introduzione del tema a cura delle nostre psicoterapeuta Laura Molinar Roet e Angela Benedicenti

L’Uomo è un essere relazionale, che si forma attraverso la relazione con l’ambiente esterno, di cui l’amore e le sue forme ne sono un esempio.

L’innamoramento in adolescenza assume infatti significato, non tanto di ricerca di una soddisfazione di una pulsione sessuale, ma quanto di ricerca del senso di sé, della propria identità. L’adolescente, spinto da processi di individuazione che sono alla base della domanda “chi sono io?”, si cerca nell’altro e, attraverso una proiezione della propria immagine nel partner, cerca il suo riflesso per osservarlo, interrogarlo e per andare a raggiungere una definizione della propria identità (Erikson).

Le prime esperienze d’amore rappresentano i primi tentativi di allontanamento dalle figure genitoriali, a volte alla ricerca di simili sostituti, talvolta in netto contrasto con la propria famiglia. In questi casi la relazione amorosa assume per l’adolescente il significato di una vera e propria affermazione della libertà acquisita o desiderata, una presa di posizione connotata dal conflitto tra la propria identità, e il retaggio familiare (vedi Romeo e Giulietta).

Alcune cose sono cambiate in questi ultimi anni, la famiglia talvolta ha perso il peso di un tempo.e sembra lasciare correre più facilmente di fronte alle scelte amorose dei figli, altre volte invece opinioni e restrizioni dettano ancora interferenze in questo processo di crescita. Tuttavia spesso sembra che il ruolo svolto un tempo primariamente dal gruppo familiare, sia stato sostituito da quello dei pari, dal gruppo dei coetanei che, con critiche e pareri, va ad assumere un significato preponderale nella scelta del partner amoroso per l’adolescente. Il consenso degli amici diviene fattore centrale in un bisogno di riconoscimento e condivisione di gruppo.  

Il Corona Virus irrompe nelle relazioni d’amore, la quarantena ha scombinato gli equilibri di molte coppie: mettendo a dura prova le coppie che abitano nella stessa casa, forzandoli a condivisione di spazi e tempi in un tempo sempre uguale; mettendo una battuta d’arresto alle relazioni a distanza, tra città diverse; evidenziando la solitudine di chi una relazione la desidera e la ricerca da un po’ o di chi ne ha appena conclusa una. 

E gli adolescenti? Come stanno vivendo questo tempo e spazio di distanziamento sociale? 

Adolescenti abituati e abili nell’uso di tecnologie, che in questo periodo si offrono come fruitori di surrogati incontri tra partner, come si pongono ad affrontare queste relazioni?

E nel futuro come ci si rincontrerà? Dove in che modo? Con che aspettative o quali desideri? 

La famiglia tornerà a far sentire il suo peso in queste relazioni, obbligando a restrizioni e spingendo verso una responsabilizzazione dell’adolescente? 

Un piccolo esercizio per aiutarci a riflettere

Dopo quasi tre mesi di distanziamento la nostra situazione in amore e nelle relazioni forse è cambiata.
Ha subito cambiamenti? Ti sei accort* di cose che non andavano?

Guarda il grafico: dove ti collocheresti?

Scegli e fai un cerchio intorno alle frasi nelle quali ti riconosci e che esprimono come ti senti in questo momento, se fai i conti con l’amore.

Inizia la lettura da sinistra se sei single o da destra se sei in coppia.
Segna e guarda, verso quale polo tende la tua relazione d’amore in questo periodo?
Puoi segnarne più di una, perché l’amore è un sentimento complesso ed è normale aver sentito tante cose, anche in apparenza contraddittorie.
Prenditi il tempo per recuperare come sei stat*. A volte può essere d’aiuto mettere delle parole intorno a dei sentimenti.

Cosa sentono i ragazzi

Vogliamo condividere ora alcune delle preziose riflessioni sul tema amore che alcuni ragazzi ci hanno inviato all’interno del progetto KickTheQuarantine.

Ne approfittiamo per ringraziarli di aver condiviso con noi i loro pensieri e le loro emozioni. Grazie davvero.

Pubblichiamo di seguito la video pillola di chiusura del tema a cura della nostra psicoterapeuta Laura Molinar


BIBLIOGRAFIA

E. H. Erikson Gioventu e crisi identità. Armando Editore 1980. 

M. Ammaniti Adolescenti senza tempo. Raffaello cortina editore 2018

M. e N. Ammaniti  Nel nome del figlio. Mondadori. 2010.