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Aletheia, Psicologia

Il mio viaggio attraverso KickTheQuarantine

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di Elena Cofano

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KickTheQuarantine è un progetto nato in pieno lockdown dove era chiara la sensazione di allarme e emergenza generalizzato.

Un evento improvviso e minaccioso ha interrotto il fluire delle esistenze dei singoli, delle famiglie, di una comunità, di un paese…

Dopo un iniziale senso di smarrimento molti si sono interrogati su come essere utili in questa situazione strana e extra-ordinaria.

Noi siamo psicologhe e psicoterapeute specializzate nell’età giovanile e adolescenziale e ci è apparso naturale pensare a come poter essere utili alla comunità e in particolare a coloro di cui di solito ci prendiamo cura: i ragazzi.

E’ parso naturale raggiungerli attraverso un mezzo a loro famigliare: i social, ma abbastanza ostico per noi.

Ci occorreva dunque l’aiuto di esperti, che ci guidassero in un mondo poco conosciuto e in questa avventura e così abbiamo scelto Volonwrite, professionisti del settore di cui ci fidiamo.

L’obiettivo era di comunicare con i ragazzi, intercettare eventuali malesseri ma primariamente offrire spunti di riflessione volti a dare un significato, un senso e un ordine a un evento sconvolgente, che come tale getta momentaneamente le persone nell’incertezza.

Professionalmente sappiamo che ciò che diviene incomprensibile e incontrollabile aumenta le reazioni di stress e angoscia.

Uno dei modi per prevenire malesseri a lungo tempo è accogliere le emozioni negative, accettarle, inserirle in una storia, in questo caso che riguarda il singolo ma anche il mondo intero.

A posteriori forse KickTheQuarantine è stata un’avventura in territori inesplorati sia per il mezzo utilizzato che per ciò che si sarebbe incontrato, in fondo noi stesse ci trovavamo a affrontare una situazione senza precedenti.

Il viaggio è stato composto principalmente da 7 tappe e abbiamo scelto come partenza del nostro viaggio la casa, come luogo fisico poichè da un giorno all’altro tutti abbiamo visto ridurre il nostro spazio vitale all’interno delle sue mura, ma anche come spazio interno, sensazione di sicurezza e familiarità in cui ciascuno può rifugiarsi all’occorrenza.

Abbiamo in seguito virato per le acque delle mancanze poiché, come risuonava in noi la sensazione di aver perduto delle occasioni, delle esperienze, delle persone, forse anche per i ragazzi poteva essere utile esprimere o riflettere su cosa stava loro mancando in quel periodo, su cosa solo momentaneamente e su cosa invece per sempre.

Il viaggio è proseguito poi nelle relazioni, necessariamente modificate da vicinanze e lontananze fisiche ma non per forza legate alla percezione affettiva. Le relazioni d’amore hanno avuto un focus più approfondito, evidenziando come molte siano andate in crisi  gettando un’ombra ancora più scura in molti cuori, ma mostrando ad altri la possibilità di stare bene anche da soli.

La situazione è nuovamente mutata sotto il nome di Fase 2, in cui era consentito uscire muniti di mascherine ed è tornata la possibilità di incontrare i congiunti, pur rimanendo come grandi esclusi gli amici. E’ emerso come in molti abbiano provato un iniziale disagio e poi un adattamento alla nuova condizione, altri hanno invece sperimentato una sensazione positiva, quasi di libertà. E’ stato importante riflettere su come in generale ciascuno, per indole e storia personale tende a vivere i cambiamenti e come in particolare è stato questo.

Ci siamo poste il problema di come per alcuni un malessere forse antecedente si sia amplificato o nel lockdown o in seguito e come anche queste sensazioni avessero il diritto di entrare nella storia delle persone come una manifestazione di qualcosa da affrontare, un lato sofferente con cui confrontarsi.

Abbiamo infine deciso di volgere il nostro sguardo verso il futuro. Il Covid ha avuto tra le varie conseguenze la rottura del fluire del tempo individuale e collettivo, soprattutto nella dimensione del futuro divenuto per un po’ nebuloso e oscuro. Sembrava dunque necessario esplorare come questa dimensione si stava ritrasformando, rimodellando per sé e per il mondo.

KickTheQuarantine è nato come un progetto per accompagnare i ragazzi in un viaggio attraverso le loro emozioni e riflessioni ma la mia percezione è stata di vivere con loro questo viaggio, in fondo si era compagni su una stessa barca, pur con competenze e punti di vista diversi.

Uno degli obiettivi era non far sentire soli i ragazzi di fronte a un evento troppo grande per essere affrontato in solitudine, effetto sicuramente sperimentato personalmente. La dimensione di gruppo di lavoro in cui ci siamo mosse, ha stimolato riflessioni ampie, sotto sfaccettature, angolazioni molteplici e complesse che spero siano arrivate ai ragazzi ma anche ai molti adulti che hanno seguito il progetto.

Riflettere su se stessi e su ciò che accade, comprendere ciò che occorre accettare e cosa invece è in nostro potere cambiare, se lo vogliamo, è importante in ogni momento della vita, ma è nella crisi che diviene fondamentale essere consapevoli di se, dei limiti e delle risorse proprie e altrui.

Spero che questo progetto abbia aiutato altri a mettere meglio a fuoco alcuni aspetti della propria vita, così come è stato per me.

Aletheia, Psicologia

Come stiamo in questo periodo?

malessere psicologico

Con la Fase 2 abbiamo ricominciato a fare cose che prima non erano permesse, abbiamo ritrovato abitudini, persone, attività… questo forse ci ha dato la possibilità di ritrovare un po’ di normalità e di vecchi modi di sentire e di mettere a fuoco come siamo stati in questo difficile periodo.

Dialogo tra le nostre psicoterapeute Elena Scapolla e Elisa Ceravolo

Malessere psicologico

Alcuni di noi sono stati male.

Su questo oggi vogliamo soffermarci, sul modo in cui siamo stati male.

Forse anche a voi è già capitato di notare come, al di là della vastissima gamma di emozioni che possiamo provare, ci siano alcune sensazioni, alcuni modi di soffrire che sembrano ritornare, che si ripresentano nel tempo. Provo a farvi un esempio, prendiamo un’emozione faticosa che conosciamo bene: l’ansia. A tutti noi è capitato di preoccuparci per qualcosa di spiacevole o di andare in ansia per un esame. Ci sono però alcune persone che racconterebbero in maniera diversa il loro rapporto con l’ansia, che la definirebbero un’emozione che è spesso presente nei momenti di difficoltà o direbbero che l’hanno dovuta affrontare in diversi periodi della vita. Insomma per alcuni quello è il modo in cui stanno male. Su questo vorremmo focalizzarci un po’: quando attraversiamo un periodo di crisi un po’ più lungo o impegnativo, il momento di difficoltà è segnalato dall’emergere di emozioni che percepiamo come critiche, e che spesso non sono una totale novità, ma le abbiamo sentite e affrontate in precedenti momenti di crisi.

Temi critici

In maniera simile può capitarci di osservare la nostra storia, sempre soffermandoci sui momenti difficili, e ritrovare alcuni modi di guardare a noi stessi o al mondo che ci circonda che non sono proprio nuovi, ma che ritornano. Ad esempio posso rendermi conto che nei vari momenti di difficoltà della mia vita ho avuto la tendenza a leggermi come una persona fragile presa in un mondo troppo difficile o ostile,  o come una persona sola e abbandonata da tutti in un mondo in cui nessuno mi ama o ci tiene a me, o ancora come una persona inadeguata in un mondo in cui tutti mi giudicano male…

E quindi, in questa pandemia, in quarantena etc, se guardo indietro posso provare a tirare un po’ le somme rispetto a come mi sono sentito e quali aspetti della situazione mi hanno messo in difficoltà.

Possibili sintomi (ricorrenti anche nella mia storia):

  • Insonnia, incubi, inversione giorno/notte
  • Ansia, panico, preoccupazione, rimuginio, horror vacui, crisi respiratorie, timori ipocondriaci
  • Rabbia, irritabilità, esplosività
  • Depressione, tristezza, labilità emotiva (sbalzi d’umore), crisi di pianto
  • Noia, apatia, abulia, comportamenti regressivi
  • Perdita del senso di sé, confusione, vuoto

Guardando il modo in cui siamo stati male possiamo già iniziare a chiederci se ne siamo davvero sorpresi o se questo tipo di malessere si era già fatto vivo a seguito di altri eventi critici.

Possibili aspetti che ci hanno messo in crisi della pandemia:

  • timori ipocondriaci virus e contagio – preoccupazione mia salute, fragilità personale
  • preoccupazione per salute altrui – iperaccudimento? Questioni ansiose in generale
  • costrizione da decreto e quarantena
  • senso di solitudine abbandono (nessuno mia cerca)
  • senso di inadeguatezza (nessuno mi cerca)
  • iperesponsabilizzazione (potrei contagiare gli altri, devo prendermene cura)
  • perdita delle routine e delle relazioni, del mio ruolo nel contesto sociale cui segue una perdita del senso di sé con relativa svalutazione personale

Di tutti gli aspetti di questa crisi che potevano “toccarci”, a noi ha messo in crisi proprio questo!

Guardando cosa in particolare ci ha fatto soffrire possiamo renderci conto che forse non è la prima volta che interpretiamo la realtà in questo modo.

Vedere che gli amici ci hanno cercato poco ci può ad esempio aver fatto sentire inadeguati, con qualcosa che non va, proprio come ci può essere successo in passato, in una situazione diversa che però su di noi è stata letta in modo simile.

È un po’ come renderci conto che indossiamo un certo paio di occhiali per leggere la realtà, che filtrano alcune informazioni facendocele sentire più importanti di altre e facendoci soffrire in un modo che non ci è nuovo.

Il sintomo ci parla, ci dice che qualcosa è molto importante per noi, porta la nostra attenzione proprio lì, dove c’è qualcosa di rilevante.

Cosa può essere utile fare allora

  • Ascoltare il sintomo, accoglierlo e imparare a conoscere le nostre reazioni emotive critiche come delle vecchie amiche che ci indicano i nostri punti sensibili, quelli sui quali il cantiere di lavoro è ancora aperto;
  • Sfruttare ogni episodio di crisi per affinare la nostra consapevolezza, sviluppare strumenti e risorse, acquisire esperienza nella gestione della crisi e incamerare la sicurezza che ne deriva.

Come possiamo farlo?

Vi proponiamo un piccolo esercizio per aiutarvi ad ascoltare meglio quello che il sintomo sta provando a comunicare.



Dateci un’occhiata e provate a rispondere alle domande che trovate.

Se vi va condividete con noi quanto emerge, mandandoci una mail a kickthequarantine@gmail.com. Vi risponderemo in forma privata con una piccola restituzione.

Alcuni consigli dalle nostre psicologhe

Video pillola conclusiva sul tema
Adolescenti e giovani, Educazione

Benvenuta Fase 2?

fase2
Video Pillola in diretta Instagram di presentazione del tema a cura delle nostre psicologhe Elena Cofano e Maria Vittoria Rosso

In seguito ad un periodo di enorme stress collettivo, in cui ci è stato richiesto un rapidissimo adattamento a una situazione imprevista e imprevedibile, ora ci troviamo di fronte ad un nuovo cambiamento: siamo ufficialmente entrati in una nuova fase della pandemia.

Moltissime restrizioni volte al contenimento del contagio permangono, ma alcune si sono ammorbidite e si sono riacquistate piccole ma importanti libertà.

L’ingresso nella Fase 2 è stato tanto atteso dai più, eppure se per alcuni avrà significato gioia e leggerezza potrebbe essere andata diversamente per altri. Le reazioni al cambiamento sono molteplici: qualcuno lo avrà accettato con entusiasmo come un abito che calza a pennello, qualcun altro lo avrà sentito troppo largo o tirare in certi punti, altri ancora non se la saranno neanche sentita di provarlo e l’avranno lasciato nell’armadio perché, in fondo, la vecchia Fase 1 vestiva meglio del previsto.

Di fatto stiamo entrando in un mondo difficile da ri-conoscere, diverso dal passato e incerto sul futuro.

E pensandoci bene, questa frase non sembra ben descrivere anche l’adolescenza?

Questo momento potrebbe essere particolarmente delicato proprio per loro, per i giovani, soprattutto rispetto ad alcune tematiche.

In primis tra i famosi congiunti gli amici sono i grandi, grandissimi assenti. Gli adolescenti, forse più di chiunque altro, potrebbero insegnarci il valore della rete amicale e chissà quanto possono essersi sentiti derubati, non riconosciuti. Sappiamo infatti che alcuni hanno rivendicato il loro diritto anagrafico alla trasgressione, incontrando quegli amici e quelle amiche che sono come fratelli e sorelle. E chissà com’è stato per loro rivedersi cercando di rispettare le distanze? Avrà vinto più spesso il senso di immortalità o la consapevolezza della fragilità dell’essere umano? L’immagine sociale che si vorrebbe dare potrebbe dunque contrastare con il senso di responsabilità o di dovere che si sente generando un conflitto interno.

Il confronto con i pari poi in quest’età è più spietato che mai: che succede se per il proprio gruppo portare la mascherina è “da sfigati”? Se il rifiuto di un abbraccio viene vissuto come una mancanza di fiducia? Se quell’amico o amica che credevo mi avrebbe cercato/a per primo/a non l’ha fatto, ma anzi, ha visto qualcun altro/a? E si sarà sentito diverso chi non ha accolto il 4 maggio con entusiasmo, bensì con tristezza, ansia, indifferenza o un più marcato senso di solitudine?

Insomma, ci stiamo interrogando su come adolescenti e giovani stiano vivendo queste giornate così complesse in termini di novità e regole, loro che per natura si trovano in una fase di vita profondamente connotata dal cambiamento e dalla dura ricerca di un compromesso tra il senso del limite e il desiderio di libertà, tra la responsabilità e la trasgressione.  

Un piccolo stimolo per aiutare i ragazzi a riflettere

La fase 2 è arrivata, le limitazioni del lockdown sono state un po’ allentate e piano piano il mondo si sta rimettendo in moto. Abbiamo aspettato questo momento per mesi, ma ora che è arrivato come stiamo?

Le nostre vite nell’ultimo periodo hanno subito un cambiamento radicale e ognuno di noi ha cercato di affrontarlo come ha potuto, fronteggiando le proprie difficoltà e mettendo in campo le proprie risorse.

Ora ci troviamo a dover affrontare un nuovo cambiamento, che potremmo sentire piccolo negli aspetti pratici, ma gigante dentro e fuori di noi: il mondo che ci troviamo di fronte non è lo stesso di prima e chissà se e quando lo sarà di nuovo, le nostre routine sono profondamente cambiate, così come il modo di stare in relazione con gli altri.

In questi giorni qualcuno forse non vedeva l’ora di poter godere appieno di ogni piccola libertà riconquistata, qualcun altro potrebbe aver realizzato di non aver nessuna voglia di uscire. Qualcuno sarà stat* felicissim* all’idea di poter lentamente tornare nel mondo e vedere qualche persona importante mentre altri, più o meno inaspettatamente, possono aver sentito il desiderio di restare aggrappati al nido che si erano costruiti. E chissà se qualcuno ha patito il confronto con gli altri, sentendosi sbagliato, incompreso, giudicato? O se questo rientro ha portato con sé alcune delusioni, magari per chi non si è sentito cercato come avrebbe sperato dalle persone significative?

Chissà quante emozioni potete aver provato. Gioia, speranza, frustrazione, tristezza, rabbia, paura, ansia, eccitazione…

Vi proponiamo allora di fermarvi un attimo a riflettere su come state e su come state affrontando questo cambiamento. Scaricate il PDF qui sotto e seguite le istruzione!

Buon lavoro!

E naturalmente se vi va di condividere con noi quello che è emerso, potete mandarci una e-mail a kickthequarantine@gmail.com o scriverci in DM sul profilo Instagram KickTheQuarantine. Vi risponderemo personalmente con le nostre riflessioni.

Cosa è emerso dai racconti dei ragazzi

Diretta Instagram conclusiva sul tema Fase 2
Aletheia, Psicologia

Amore, adolescenza e COVID-19

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Video diretta Instagram a introduzione del tema a cura delle nostre psicoterapeuta Laura Molinar Roet e Angela Benedicenti

L’Uomo è un essere relazionale, che si forma attraverso la relazione con l’ambiente esterno, di cui l’amore e le sue forme ne sono un esempio.

L’innamoramento in adolescenza assume infatti significato, non tanto di ricerca di una soddisfazione di una pulsione sessuale, ma quanto di ricerca del senso di sé, della propria identità. L’adolescente, spinto da processi di individuazione che sono alla base della domanda “chi sono io?”, si cerca nell’altro e, attraverso una proiezione della propria immagine nel partner, cerca il suo riflesso per osservarlo, interrogarlo e per andare a raggiungere una definizione della propria identità (Erikson).

Le prime esperienze d’amore rappresentano i primi tentativi di allontanamento dalle figure genitoriali, a volte alla ricerca di simili sostituti, talvolta in netto contrasto con la propria famiglia. In questi casi la relazione amorosa assume per l’adolescente il significato di una vera e propria affermazione della libertà acquisita o desiderata, una presa di posizione connotata dal conflitto tra la propria identità, e il retaggio familiare (vedi Romeo e Giulietta).

Alcune cose sono cambiate in questi ultimi anni, la famiglia talvolta ha perso il peso di un tempo.e sembra lasciare correre più facilmente di fronte alle scelte amorose dei figli, altre volte invece opinioni e restrizioni dettano ancora interferenze in questo processo di crescita. Tuttavia spesso sembra che il ruolo svolto un tempo primariamente dal gruppo familiare, sia stato sostituito da quello dei pari, dal gruppo dei coetanei che, con critiche e pareri, va ad assumere un significato preponderale nella scelta del partner amoroso per l’adolescente. Il consenso degli amici diviene fattore centrale in un bisogno di riconoscimento e condivisione di gruppo.  

Il Corona Virus irrompe nelle relazioni d’amore, la quarantena ha scombinato gli equilibri di molte coppie: mettendo a dura prova le coppie che abitano nella stessa casa, forzandoli a condivisione di spazi e tempi in un tempo sempre uguale; mettendo una battuta d’arresto alle relazioni a distanza, tra città diverse; evidenziando la solitudine di chi una relazione la desidera e la ricerca da un po’ o di chi ne ha appena conclusa una. 

E gli adolescenti? Come stanno vivendo questo tempo e spazio di distanziamento sociale? 

Adolescenti abituati e abili nell’uso di tecnologie, che in questo periodo si offrono come fruitori di surrogati incontri tra partner, come si pongono ad affrontare queste relazioni?

E nel futuro come ci si rincontrerà? Dove in che modo? Con che aspettative o quali desideri? 

La famiglia tornerà a far sentire il suo peso in queste relazioni, obbligando a restrizioni e spingendo verso una responsabilizzazione dell’adolescente? 

Un piccolo esercizio per aiutarci a riflettere

Dopo quasi tre mesi di distanziamento la nostra situazione in amore e nelle relazioni forse è cambiata.
Ha subito cambiamenti? Ti sei accort* di cose che non andavano?

Guarda il grafico: dove ti collocheresti?

Scegli e fai un cerchio intorno alle frasi nelle quali ti riconosci e che esprimono come ti senti in questo momento, se fai i conti con l’amore.

Inizia la lettura da sinistra se sei single o da destra se sei in coppia.
Segna e guarda, verso quale polo tende la tua relazione d’amore in questo periodo?
Puoi segnarne più di una, perché l’amore è un sentimento complesso ed è normale aver sentito tante cose, anche in apparenza contraddittorie.
Prenditi il tempo per recuperare come sei stat*. A volte può essere d’aiuto mettere delle parole intorno a dei sentimenti.

Cosa sentono i ragazzi

Vogliamo condividere ora alcune delle preziose riflessioni sul tema amore che alcuni ragazzi ci hanno inviato all’interno del progetto KickTheQuarantine.

Ne approfittiamo per ringraziarli di aver condiviso con noi i loro pensieri e le loro emozioni. Grazie davvero.

Pubblichiamo di seguito la video pillola di chiusura del tema a cura della nostra psicoterapeuta Laura Molinar


BIBLIOGRAFIA

E. H. Erikson Gioventu e crisi identità. Armando Editore 1980. 

M. Ammaniti Adolescenti senza tempo. Raffaello cortina editore 2018

M. e N. Ammaniti  Nel nome del figlio. Mondadori. 2010. 

Aletheia, Psicologia

#inquarantinewithyou: relazioni interpersonali e benessere emotivo

relazioni interpersonali
Video pillola lancio tema RELAZIONI INTERPERSONALI curata dalla nostra psicoterapeuta Chiara Gallini

Eccoci arrivati alla terza settimana del progetto KicktheQuarantine. Questa volta l’argomento che abbiamo deciso di affrontare è le RELAZIONI INTERPERSONALI, un aspetto fondamentale e fondante della vita di ogni persona che in questo periodo è stato messo duramente alla prova.

Un po’ di teoria

Da oltre un mese la popolazione mondiale si trova ad affrontare una minaccia senza precedenti, soprattutto perché impone un distanziamento fisico inusuale e scomodo all’essere umano, per sua natura sociale.

Le caratteristiche del pericolo legato all’epidemia di Covid-19, infatti, creano un corto circuito tra le misure per contenerlo, individuate nell’isolamento sociale, e il forte richiamo alla ricerca e bisogno dell’altro in un momento di incertezza e insicurezza.

Tale bisogno di vicinanza quando ci si sente in pericolo è infatti un mandato molto antico e profondo nell’essere umano e la teoria polivagale di Porges (2014) aiuta a comprendere le basi anatomiche e funzionali del motivo per cui parlare con gli altri, la relazione, ha un effetto calmante e rassicurante.

In questo senso l’impossibilità per molti di ottenere vicinanza in questo periodo di quarantena può contribuire all’insorgenza di stati di sofferenza anche significativi. 

Le relazioni e i rapporti con gli altri non sono solo importanti risorse in una condizione di insicurezza, ma costituiscono parti fondanti della mente umana. La nostra psiche è relazionale, come sottolinea lo psichiatra statunitense Daniel Sigel (2013). Il nostro cervello infatti cresce, si sviluppa e cambia all’interno di un tessuto di legami affettivi e le esperienze interpersonali concorrono profondamente alla creazione dell’identità umana. I cuccioli di uomo nascono fortemente immaturi e molto più dipendenti dall’ambiente esterno rispetto alla stragrande maggioranza degli altri mammiferi. E’ quindi necessario un lungo periodo di apprendistato prima di raggiungere una maturità, durante il quale il bambino modifica e amplia il suo cervello in relazione alle esperienze che fa. E le esperienze più significative sono quelle relazionali: il modo in cui riceverà cure, le risposte che otterrà alle sue richieste di sicurezza influenzeranno quindi profondamente il modo in cui lui costruirà significati su di sè e il mondo. 

Proprio per questa loro centralità e per l’importanza che le relazioni hanno come costituenti fondamentali della natura della psiche, dell’emotività e azione umana, tale argomento è stato oggetto di innumerevoli studi e teorizzazioni, da parte di molteplici approcci di indagine all’uomo e al suo funzionamento. 

In ambito psicoanalitico, ad esempio, sono stati numerosissimi gli autori che hanno ipotizzato il fondamento della psiche umana nella relazione (Ferenczi, 1929; Fairbain, 1941; Balint, 1937; Winnicott, 1965) e l’Infant Research, in particolare gli studi di Stern (1985), ha portato prove empiriche a dimostrazione di una innata propensione all’interazione sociale, visibile sin nei neonati. Gli studi cognitivisti derivanti dalla teoria di Bowlby (1988) hanno sviluppato modelli della mente umana in cui i sistemi motivazionali fondamentali sono principalmente interazionali, a partire dall’attaccamento. Mentre la psicologia sociale, e in particolare il contributo di Lewin (), ha permesso di dimostrare come la socialità sia determinante nell’adattamento della specie umana, considerando i gruppi come sistemi superiori alla somma delle singolarità che lo compongono.

La relazione con l’altro è quindi importante risorsa di fronte ad una minaccia, elemento che contribuisce a sviluppare e far crescere la nostra mente e aspetto identitario e di appartenenza.

In questo senso, l’approccio sistemico relazionale ha contribuito alla riflessione intorno al tema del rapporto tra individuo e sistema complesso, individuando nella famiglia il primo importante gruppo umano di appartenenza. Gli studi in questa direzione hanno ampiamente indagato come la struttura (Minuchin, 1974), la storia (Framo, 1992) e i miti familiari (Andolfi, Angelo, 1987) si radichino in profondità nei suoi componenti e ne influenzino schemi, scelte e ne rappresentino limiti e risorse.

L’uomo è quindi inserito in un tessuto sociale, in cui le relazioni sono caratterizzate da una dinamica interdipendente e da un andamento flessibile.

Nella crescita infatti possono aumentare i gruppi di appartenenza, rendendo più complesso l’insieme di ruoli sociali ricoperti da un individuo. L’importanza di questo confronto si ha in particolar modo durante l’adolescenza, in cui il gruppo dei pari si pone come luogo fondamentale di esplorazione e di sostegno.

Il distanziamento sociale

Tutto questo per comprendere come le legittime misure di isolamento sociale imposte dal Covid-19 possono aver modificato la qualità di una parte importantissima per l’essere umano: la relazione.

Il distanziamento sociale impone quindi di inventarsi e sviluppare modi alternativi alla compresenza per stare-con-l’altro: la tecnologia e le risorse on line stanno offrendo risposte alla popolazione mondiale che si trova a sperimentarne limiti e benefici, confrontandosi con nuove modalità comunicative. 

Ma sono molti gli aspetti che questa quarantena ha messo in risalto rispetto al tema delle relazioni: come possiamo sentirci vicini a chi è lontano fisicamente? Come possiamo ottenere sostegno se viviamo soli e non possiamo ricevere il conforto di un abbraccio? E ancora, come trovare solitudine in una casa molto affollata? Come difendere la nostra privacy e giusta distanza dal web, che ci rende potenzialmente reperibili H24?

Sono domande importanti, rispetto alle quali ognuno sperimenta e cerca nuove personali modalità, interrogandosi su strategie per continuare a stare in relazione con gli altri, nel modo più vicino a se stessi.

Ma ne vale la pena. Perché, anche se è stata stravolta la nostra quotidianità e molte delle nostre relazioni, la spinta all’adattamento e alla ricerca di chi per noi è significativo è vitale e troverà sicuramente modi nuovi per declinarsi.

Qualche strumento per aiutare i ragazzi a riflettere

é allora importante provare ad utilizzare questo momento per porsi alcune domande su quelle che noi riteniamo essere le nostre relazioni importanti e su come noi ci poniamo all’interno delle diverse relazioni che intessiamo nel corso della nostra vita.

Ecco allora alcuni stimoli, scaricabili gratuitamente, che possono guidare i ragazzi nell’esplorazione del loro mondo relazionale.

Buon lavoro!

Per chi volesse avere un confronto e un rimando personale dalle nostre psicologhe può inviare le sue schede compilate all’indirizzo mail kickthequarantine@gmail.com oppure inviarcele in DM sul nostro profilo Instagram @Kickthequarantine

Che cosa ci hanno raccontato i ragazzi

Video Pillola conclusiva sul tema delle relazioni a cura della nostra psicoterapeuta Chiara Gallini


BIBLIOGRAFIA

Andolfi M., Angelo C., (1987) Tempo e mito nella psicologia familiare. Torino, Bollati Boringhieri.

BalintM. (1937) Primi stadi dello sviluppo dell’ego. In L’amore primario. Milano, Cortina, 1991.

Bowlby J. (1988). Una base sicura. Applicazioni cliniche alla teoria dell’attaccamento. Milano,Raffaello Cortina, 1989 

Fairbairn, W.R. (1941) A revised psychopathology of psychosis and psychoneurosis. In International Journal of Psychoanalysis. 22, 250-279

Ferenczi S. (1929) Il bambino mal accolto e la sua pulsione di morte. Opere vol.4, Milano, Raffaello Cortina, 2002.

Framo J.L. (1992) Terapia intergenerazionale. Milano, Raffaello Cortina, 1996.

Minuchin S. (1974) Famiglie e terapia della famiglia. Roma, Astrolabio, 1976.

Siegel D. (2013). La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale. Cortina Ed. Milano  

Stern D.S. (1985) Il mondo interpersonale del bambino. Torino, Bollati Boringhieri, 1987.

Porges S.W. (2014). La teoria polivagale. Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione. Giovanni Fioriti Ed. Roma.

Winnicott D.W. (1965) Sviluppo affettivo e ambiente. Roma, Armando, 1970. 


Adolescenti e giovani, Educazione

La MANCANZA nuova protagonista di KickTheQuarantine

Video pillola lancio del tema mancanza a cura della nostra psicoterapeuta Elisa Ceravolo

Cosa ci manca di più? Ci stupisce la risposta?

Qualcuno si è trovato a sentire la mancanza di cose che prima non considerava fondamentali?

E come si sta nella mancanza? Quali emozioni suscita e come si affrontano?

Domande tutt’altro che semplici, ma secondo noi necessarie in questo periodo, per far sì che dalla quarantena si possa trarre qualcosa di positivo, imparare qualcosa di noi per riprogettare il proprio futuro.

E allora…

Per facilitare le riflessioni su questo tema da parte dei ragazzi abbiamo pensato di creare il Quaderno della mancanza

Che tu sia giovane o meno giovane, scaricalo e prova a compilarlo…e se ti va mandacelo privatamente alla mail kickthequarantine@gmail.com o condividilo sulle nostre pagine social Facebook e Instagram per ricevere un rimando dalla nostra equipe di psicoterapeute.


Buon lavoro!

Mancanza ontogenetica dell’uomo

L’uomo, a differenza degli altri animali perfettamente concepiti, è l’unico mammifero a venire al mondo in modo imperfetto, ossia incompleto: il suo sviluppo cerebrale infatti non è ancora del tutto sviluppato al momento della nascita e termina solo con l’età adulta.

L’individuo nasce con una mancanza, un difetto specie specifico che lo rende incapace di stare al mondo in modo indipendente

Questo tassello mancante crea però un rapporto del tutto speciale tra l’uomo e il suo ambiente. Egli nascendo incompleto infatti necessita di un ambiente in cui svilupparsi ed evolvere, ed è proprio attraverso lo scambio e il porsi in relazione con esso che la persona si forma e matura. 

L’essere umano da sempre quindi si confronta con una sensazione di mancanza, legata alla propria finitezza e caducità. Filosofi, teologi, artisti e probabilmente ogni uomo che ha calpestato questa terra si è posto domande a riguardo, su di sé e sulle origini misteriose del tutto.

La psicoanalisi

La rivoluzione psicoanalitica ha contribuito a puntare i riflettori sugli eventi interni all’uomo e anche in questo caso la mancanza emerge come fondamento al funzionamento psichico. La pulsione freudiana in fondo è un’energia vitale che nasce come propensione a soddisfare un bisogno, una mancanza per lo più inconscia (Freud,1905). L’evoluzione di tale pensiero spinge a definire il desiderio, anche conscio, costituito da un senso di mancanza (Recalcati, 2015). La mancanza può essere, dunque, vista come l’istanza da cui proviene l’energia dell’agire umano. Esiste pertanto una mancanza ontologica, tipica della nostra condizione mortale, affiancata da alcune legate alla storia personale e al momento attuale.

La pandemia

La pandemia ha improvvisamente rivoluzionato la vita di tutti a partire dalla quotidianità e dalle abitudini che la scandivano, cambiando improvvisamente molte di quelle azioni consuete, al momento impossibili. La mancanza di queste rappresenta la perdita del senso di sicurezza necessario all’essere umano (Bowlby), la routine che talvolta allungava ombre di noia sulle singolarità era una struttura portante del senso di sicurezza e prevedibilità del mondo circostante che ci illude di controllo sul mondo e ci allontana dall’impotenza.

Mancano anche i gesti piacevoli, piccole felicità della vita quotidiana, minuscoli pezzetti di presenza che nutrono l’esistenza. Tutti questi continuano a essere presenti dentro di noi come speranza e desiderio del futuro.

Esistono mancanze non colmabili, perdite di esperienze, legami, oggetti e persone che la pandemia ha trascinato con sè e che non torneranno: la gita, la festa di compleanno, la malattia di una persona cara. Purtroppo queste cose non sono recuperabili e questo fa male.

Le reazioni dopo un iniziale shock possono virare sul rifiuto, su un’enorme rabbia per ciò che il destino ha negato per orientarsi poi sulla paura o depressione e infine sentire una profonda tristezza. Queste sono le prime fasi della perdita che sono indispensabili, se pur dolorose, nel processo di elaborazione del lutto.

Occorre attraversare la profondità delle emozioni negative, riconoscerle, darle un nome e una legittimità di esistenza per poter accedere alla rassegnazione e poi all’accettazione di ciò che è avvenuto. 

La nostra risposta ai ragazzi

Video pillola conclusiva a seguito dei contributi arrivati dai ragazzi

Adolescenti e giovani, Educazione

Si chiude la prima settimana di KickTheQuarantine dedicata al tema CASA

Video pillola lancio del tema CASA a cura della nostra psicoterapeuta Giorgia Bartolini

Perché abbiamo pensato di partire dal tema casa?

Perché da più di un mese a questa parte, lo slogan “Io resto a casa” è quello che maggiormente sentiamo ripetere intorno a noi.

è diventato un mantra o una formula magica che tutti ripetiamo e ci ripetiamo forse per responsabilizzarci e sentire di appartenere ad una comunità coesa orientata ad un obiettivo comune.

In questi giorni siamo infatti tutti tenuti a rimanere a casa per tutelare la salute di chi è potenzialmente più a rischio e più fragile.

Non potevamo quindi non partire da qui con il nostro progetto.

Ma cosa significa il termine casa? e che cosa può rappresentare?

Il concetto di casa, dal punto di vista psicologico, ha un significato più completo e complesso, che non si ferma alla descrizione dell’edificio fisico, ma assume valenze emotive, relazionali e identitarie.

Per l’uomo ha il significato di trovare il proprio posto nel mondo.

In questo periodo di quarantena è identificato come luogo sicuro, al riparo dalle contaminazioni del virus, un luogo che protegge dal mondo esterno e ci accoglie.

La casa é quello spazio che sentiamo ci rappresenta, che si prende cura di noi e di cui prendersi cura, ne curiamo l’aspetto, l’esteriorità e oggi la mostriamo al mondo, tramite foto e video sui social.

Ma essa non è solo uno spazio fisico, è anche luogo dell’anima, simbolo di noi, della nostra storia, dei nostri legami e dei significati che diamo loro.

È qualcosa che ricorda l’infanzia, qualcosa da cui si parte, non a caso è l’oggetto rappresentato dai primi disegni infantili, e che ci porta verso il futuro, verso qualcosa a cui si tende , esempio la casa dei sogni, “la casa che vorrei”.

Talvolta quindi casa non è il luogo in cui si vive fisicamente, ma è uno spazio che può esser rappresentato da un oggetto, da una relazione, dal gatto, dal cane.. un qualcosa a cui sentiamo di appartenere e che ci rappresenta, ci fa sentire “al sicuro”.

Queste sono alcune delle riflessioni da cui siamo partite per decidere di proporre tale tema.


La parola ai ragazzi

Questa settimana abbiamo chiesto ai ragazzi, attraverso le nostre pagine social, di raccontarci che significato ha per loro il termine CASA e di condividere con noi e con i loro coetanei come stanno vivendo questo momento di clausura forzata.

Ecco cosa ci hanno risposto:

Gabriele S. invece condivide con noi il link della canzone di una giovane cantautrice italiana, che ha scritto una canzone proprio dal titolo “Casa” sottolineando una frase che lo colpisce particolarmente “Casa viaggio, casa libertà, casa involucro di tutte le mie età” 

Dalle loro parole, canzoni e immagini emerge che casa è tante cose, un luogo che abitiamo, un angolo che amiamo, una vista o una prospettiva che ricerchiamo.

Kickathome, la nostra risposta conclusiva

Adolescenti e giovani, Educazione

Parte il progetto Kick The Quarantine

Il malessere psicologico in quarantena e le risorse dei giovani per affrontarlo

La Cooperativa Terzo Tempo Educazione Cultura e Sport e l’Associazione Volonwrite, con il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando “Insieme andrà tutto bene” e delle collaborazioni in essere con la Città di Torino, avviano il progetto “KickTheQuarantine“, rivolto a pre-adolescenti, adolescenti e giovani adulti del territorio torinese.

L’epidemia di #Covid-19 ha fortemente intaccato la quotidianità e se questo è difficile per gli adulti, per i ragazzi può risultare ancor più complesso. Innanzitutto l’antico bisogno di sicurezza viene minato dal pericolo del contagio proprio e delle persone care e le limitazioni imposte alla cittadinanza per contenere il contagio ostacolano fortemente il bisogno esplorativo, che in adolescenza esplode in modo dirompente. L’isolamento, così come la precarietà del contesto, costituiscono ulteriori fattori di rischio per l’insorgenza di stati di malessere in una fase di vita già delicata come quella dell’adolescenza.

Il progetto Kick The Quarantine nasce per offrire un sostegno rivolto agli adolescenti, con una particolare attenzione alle situazioni di maggiore fragilità, per motivi individuali, familiari o sociali, come ad esempio i ragazzi in comunità o i minori in carico al servizio sociale.

Dal 15 aprile al 10 giugno, il progetto attiverà un laboratorio online espressivo e condiviso, dove i ragazzi potranno confrontarsi quotidianamente con i loro pari e con 9 psicoterapeute del Centro Clinico Aletheia della Cooperativa Terzo Tempo.

Ogni mercoledì verrà presentata sui canali social la tematica attinente al periodo di isolamento, incoraggiando tra i ragazzi la produzione di riflessioni.

Parallelamente alla promozione della condivisione tra pari, indispensabile risorsa durante l’adolescenza, il progetto intende offrire uno spazio di ascolto e confronto individuale con le psicoterapeute.

L’équipe di psicoterapeute monitorerà e rileggerà il materiale inviato, offrendo pubblicamente spunti di riflessione, strumenti e strategie psicoeducative per la gestione del vissuti emotivi durante la quarantena.

I temi affrontati, inizialmente scelti dai professionisti, saranno proposti dai ragazzi in un’ottica di partecipazione attiva e di co-costruzione in base ai loro bisogni reali.

Trovate i dettagli su

Facebook: Terzo Tempo Educazione Cultura Sport

Instagram: KickTheQuarantine

Per info e contatti: kickthequarantine@gmail.com